Autore: admin

Siamo abituati ad effettuare ogni nostro acquisto online, ma dobbiamo ammettere che ci sono alcune tipologie di prodotto che ancora oggi sfuggono a questa nostra abitudine, come, ad esempio, i vini. Per acquistare i vini siamo soliti affidarci infatti ad enoteche che conosciamo più che bene e di cui sappiamo di poterci fidare, dove sia possibile avere a disposizione del personale altamente qualificato che ci sappia guidare nella scelta. Un conto infatti è acquistare vini che conosciamo e che abbiamo già avuto l’occasione di assaggiare e un conto invece è acquistare un vino di cui non conosciamo affatto il sapore. Avere qualcuno a disposizione che ci guidi nella scelta diventa in questo caso importante.

Tutto questo è vero, ma ci sono a nostro avviso anche altri elementi da prendere in considerazione. Come sono i costi che vengono applicati dalla nostra enoteca di fiducia? Sicuramente i prezzi che la vostra enoteca applica sono davvero molto salati. Possiamo assicurarvi che online le stesse bottiglie sono disponibili ad un prezzo molto più basso. Se deciderete di acquistare vini online, su un portale specializzato proprio in vino, il risparmio che potrete ottenere sarà ancora più intenso rispetto a quello che è possibile scovare su e-commerce generici. Inoltre su questi portali vengono spesso applicate delle offerte e promozioni che consentono di risparmiare ancora più intensamente.

Oltre al lato economico della questione, c’è anche da considerare la quantità di bottiglie disponibili e la varietà di vini. Per quanto la vostra enoteca sia grande e davvero molto fornita, il suo magazzino non sarà mai capiente quanto il magazzino di una realtà che opera esclusivamente online e c’è il rischio quindi che il vostro vino preferito non sia in quel momento disponibile. Inoltre un’enoteca fisica dispone sempre di una gamma di vini meno vasta rispetto ad un negozio online. Capite bene quindi che avete più scelta, la possibilità di scoprire vini sempre nuovi, di creare abbinamento semplicemente impeccabili. Online sono persino semplici da scovare dei vini che spesso nelle enoteche di stampo tradizionale non sono presenti. Pensiamo ad esempio ai vini biologici, biodinamici e naturali, vini insomma green al cento per cento che sono amici dell’ambiente in cui viviamo e che, non contenendo alcun tipo di sostanza chimica, non arrecano in alcun modo danno alla salute.

Infine pensiamo ad un caso particolare, l’organizzazione di un evento particolarmente importante a cui parteciperanno moltissimi amici e parenti. Dovrete acquistare davvero molte bottiglie di vino e facendo affidamento sulla vostra enoteca di fiducia dovrete farvi carico del trasporto in prima persona oppure pagare un extra per farvi portare le bottiglie. Online invece, dopo pochi giorni dal pagamento, ecco che le bottiglie vi verranno recapitate direttamente presso il vostro domicilio, davvero molto comodo non vi pare?

Effettuare acquisti online è insomma davvero molto pratico sotto molti punti di vista diversi, anche se non avete a disposizione del personale pronto ad aiutarvi nella scelta. Ma anche in questo caso in realtà ci sentiamo di dissentire. Ci rendiamo perfettamente conto che non è la stessa cosa, ma è importante ricordare che ogni e-commerce dispone di un suo servizio assistenza clienti, da contattare per ogni vostro dubbio o problema.

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Cicerchiata: la ricetta del dolce di Carnevale tipico del Centro Italia

La cicerchiata è un dolce tipico del periodo di Carnevale molto diffuso in Abruzzo, Molise e Marche, regioni in cui è stata riconosciuta come PAT (Patrimonio Agroalimentare Tipico), ma anche in Umbria e nel Lazio. La cicerchiata si prepara impastando la farina con uova, zucchero, olio e scorza di limone, il composto così realizzato dovrà poi riposare mezz’ora. L’impasto sarà poi suddiviso in palline da friggere nell’olio bollente per poi essere immerse nel miele caldo e cosparse con confettini colorati e mandorle. Di solito alla cicerchiata si dà la forma di una corona, potete però realizzarla in forma allungata, di piramide o come più vi piace.

Origini della cicerchiata.

Le origini della cicerchiata non sono chiare: c’è chi sostiene che sia nata in Abruzzo, in particolare nell’area del Sangro, famosa per la produzione di miele, mentre altri ne attribuiscono la nascita in tempi ancora più lontani, nelle terre a confine tra Umbria e Marche: da qui si sarebbe poi diffusa nelle regioni vicine. Anche sulle origini del nome ci sono diverse versioni: molti pensano che “cicerchiata” sia un termine medievale che rimanda alla cicerchia, antico legume molto diffuso in Africa, Asia e alcune regioni del centro Italia. Significherebbe quindi “mucchio di cicerchie”.

Come preparare la cicerchiata.

In una ciotola lavorate le uova con lo zucchero, aggiungete l’olio, il liquore e la scorza di limone grattugiata. Man mano aggiungete la farina setacciata e impastate fino ad ottenere un panetto liscio e morbido. Copritelo con la pellicola trasparente (1) o con un canovaccio e fatelo riposare per mezz’ora. Trascorso il tempo necessario tagliate il panetto in più pezzi, da ognuno dei quali ricaverete dei cordoncini: tagliateli in piccoli pezzi di circa 1 centimetro di diametro (2) che arrotonderete con le mani. Ora friggete le palline in abbondante olio bollente fino a doratura: una volta pronte, sistematele sulla carta assorbente.(3)

In un pentolino fate riscaldare il miele.(4) Passateci dentro le palline mescolando con un cucchiaio di legno, aggiungete anche i confettini colorati (5) e le mandorle pelate. Una volta pronto, versate il composto su un vassoio e, con le mani bagnate, modellatelo dando alla vostra cicerchiata la forma che desiderate. Aspettate che il tutto si rapprenda e servite.(6)

Consigli.

Nella preparazione dell’impasto potete utilizzare il burro al posto dell’olio, mentre potete friggere le palline di impasto nello strutto invece che nell’olio.

Se preferite potete aggiungere come guarnizione della frutta candita a pezzettini.

Come liquore per aromatizzare l’impasto potete utilizzare l’anice o un liquore dolce a vostra scelta.

Conservazione.

Potete conservare la cicerchiata fino a 7 giorni coperta con pellicola trasparente. Con il passare dei giorni, però, le palline potrebbere perdere la loro fragranza.

Fonte: Cicerchiata: la ricetta del dolce di Carnevale tipico del Centro Italia

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Cicerchiata: la ricetta del dolce di Carnevale tipico del Centro Italia

La cicerchiata è un dolce tipico del periodo di Carnevale molto diffuso in Abruzzo, Molise e Marche, regioni in cui è stata riconosciuta come PAT (Patrimonio Agroalimentare Tipico), ma anche in Umbria e nel Lazio. La cicerchiata si prepara impastando la farina con uova, zucchero, olio e scorza di limone, il composto così realizzato dovrà poi riposare mezz’ora. L’impasto sarà poi suddiviso in palline da friggere nell’olio bollente per poi essere immerse nel miele caldo e cosparse con confettini colorati e mandorle. Di solito alla cicerchiata si dà la forma di una corona, potete però realizzarla in forma allungata, di piramide o come più vi piace.

Origini della cicerchiata.

Le origini della cicerchiata non sono chiare: c’è chi sostiene che sia nata in Abruzzo, in particolare nell’area del Sangro, famosa per la produzione di miele, mentre altri ne attribuiscono la nascita in tempi ancora più lontani, nelle terre a confine tra Umbria e Marche: da qui si sarebbe poi diffusa nelle regioni vicine. Anche sulle origini del nome ci sono diverse versioni: molti pensano che “cicerchiata” sia un termine medievale che rimanda alla cicerchia, antico legume molto diffuso in Africa, Asia e alcune regioni del centro Italia. Significherebbe quindi “mucchio di cicerchie”.

Come preparare la cicerchiata.

In una ciotola lavorate le uova con lo zucchero, aggiungete l’olio, il liquore e la scorza di limone grattugiata. Man mano aggiungete la farina setacciata e impastate fino ad ottenere un panetto liscio e morbido. Copritelo con la pellicola trasparente (1) o con un canovaccio e fatelo riposare per mezz’ora. Trascorso il tempo necessario tagliate il panetto in più pezzi, da ognuno dei quali ricaverete dei cordoncini: tagliateli in piccoli pezzi di circa 1 centimetro di diametro (2) che arrotonderete con le mani. Ora friggete le palline in abbondante olio bollente fino a doratura: una volta pronte, sistematele sulla carta assorbente.(3)

In un pentolino fate riscaldare il miele.(4) Passateci dentro le palline mescolando con un cucchiaio di legno, aggiungete anche i confettini colorati (5) e le mandorle pelate. Una volta pronto, versate il composto su un vassoio e, con le mani bagnate, modellatelo dando alla vostra cicerchiata la forma che desiderate. Aspettate che il tutto si rapprenda e servite.(6)

Consigli.

Nella preparazione dell’impasto potete utilizzare il burro al posto dell’olio, mentre potete friggere le palline di impasto nello strutto invece che nell’olio.

Se preferite potete aggiungere come guarnizione della frutta candita a pezzettini.

Come liquore per aromatizzare l’impasto potete utilizzare l’anice o un liquore dolce a vostra scelta.

Conservazione.

Potete conservare la cicerchiata fino a 7 giorni coperta con pellicola trasparente. Con il passare dei giorni, però, le palline potrebbere perdere la loro fragranza.

Fonte: Cicerchiata: la ricetta del dolce di Carnevale tipico del Centro Italia

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Il presidente del gruppo Kweichow Moutai e vice-segretario del partito Yuan Renguo durante l”evento ha spiegato che il 2017 si sta dimostrando essere un anno cruciale per il Gruppo Moutai durante il 13° piano quinquennale cinese, dal 2016 al 2020. Nonostante un ambiente economico internazionale complesso e in continuo mutamento, un rallentamento nel passo di crescita dell”economia cinese e continue correzioni al percorso di sviluppo dell”industria cinese, il gruppo ha mantenuto una rapida crescita, con molti indicatori che hanno raggiunto nuovi picchi, molto al di là delle più rosee aspettative.

Il segretario di partito e direttore generale del gruppo Li Baofang ha affermato: ‘l”iniziativa del gruppo ”Incontro in Africa attraverso l”aroma esclusivo – il branding della Nuova via della seta cinese di Kweichow Moutai” è stata un successo e rappresenta un”altra importante pietra miliare nella nostra storia’. Inoltre il gruppo Moutai ha stabilito un fondo di interesse pubblico per supportare i più svantaggiati in Cina, in una mossa che intende aggiungere significatività al brand Tianchao Shangpin.

Il summit è stato condotto dal vicesegretario di partito e segretario del Comitato per l”ispezione disciplinare del gruppo Zhao Shuyue, con la partecipazione e i discorsi dell”ex vice-primo ministro croato e presidente dell”Alleanza mondiale per le bevande alcoliche dott. Ante Sominic e di sua moglie Rita Zhao. Il presidente del Consiglio per uno stile di vita salubre del Comitato sino-russo di amicizia, pace e sviluppo Liang Yushi ha letto un messaggio del presidente del Consiglio per gli stili di vita salubri russo, Sergey Krusev.

Tianchao Shangpin ha stabilito l”ambizioso obiettivo di raggiungere vendite per 3 miliardi di yuan (circa 450 milioni di dollari americani) per il 2018 e 10 miliardi di yuan (circa 1,5 miliardi di dollari americani) entro il 2020, puntando a raggiungere un obiettivo di vendita complessivo di 100 miliardi di yuan (circa 15 miliardi di dollari) per il gruppo, ha affermato il vice direttore e presidente di Tianchao Shangpin Wine (Guizhou), Huang Yongyi.

Il summit ha stabilito la roadmap per Tianchao Shangpin e si è dimostrato essere una vera iniezione di fiducia, stabilendo una solida fondazione sia per l”azienda che per il gruppo per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi che ciascuno di essi si è imposto.

Foto – https://mma.prnewswire.com/media/616134/Kweichow_Moutai_Yuan_Renguo.jpg
Foto – https://mma.prnewswire.com/media/616135/Kweichow_Moutai_Li_Baofang.jpg
Foto – https://mma.prnewswire.com/media/616136/Tianchao_Shangpin_Huang_Yongyi.jpg

RENHUAI, Cina, 7 dicembre 2017 /PRNewswire/ — Il Summit ‘Condividere risorse e condividere brand’ di Tianchao Shangpin si è tenuto presso il Centro conferenze Moutai il 30 novembre 2017, con la partecipazione di oltre 1000 funzionari di alto livello del governo provinciale di Guizhou, i principali direttori del gruppo Kweichow Moutai, i principali membri dell”Alleanza mondiale per le bevande alcoliche e le associazioni di settore.

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La Puglia è conosciuta per essere una delle più belle regioni italiane, rappresenta un importante polo turistico grazie alla presenza di numerosi monumenti d’importanza storico culturale e spiagge tra le più belle d’Italia.

In Puglia c’è spazio anche per le buone forchette, infatti questa regione si caratterizza per la sua ottima cucina che si basa soprattutto sul grande numero di materie prime, cucinate e servite nei tanti ristoranti presenti, come l’Osteria Sant’Anna, dove i sapori di questa terra si fondono in piatti originali.

I piatti più famosi

La cucina pugliese presenta numerosi e intriganti piatti tipici, che si basano su prodotti come: le cime di rapa, il peperone, il cardo e piatti di pesce del Mar Adriatico soprattutto a base di cozze.

Ogni zona presenta i propri piatti tradizionali o una variante dei principali piatti  pugliesi, offrendo una grande varietà di gusti a tutti i turisti.

Cozze alla tarantina

Tra i piatti più noti ci sono le cozze alla tarantina, ossia una zuppa che viene servita solitamente come antipasto.

Le cozze alla tarantina si caratterizzano per il loro retrogusto piccante e per il mix perfetto che viene dato dalla presenza di pomodoro, cozze  e pane bruscato.

Orecchiette con le cime di rapa

Senza dubbio il piatto principe della tradizione pugliese sono le orecchiette con le cime di rapa, verdura tipica della terra pugliese.

Le orecchiette vengono preparate in casa e a mano ed inoltre è fondamentale che la verdura sia cotta nel modo giusto e ben integrata con la pasta e con il soffritto, poichè questo risulta essere il principale segreto per  la riuscita del piatto.

Gli ingredienti per prepare le orecchiette oltre alle orecchiette e alle cime, anche le acciughe e una spolverata di pangrattato

Le bombette pugliesi

Le bombette pugliesi sono uno dei piatti più esportati della Puglia  e sono la rappresentazione della regione per quello che riguarda lo street food.

Il piatto consiste in degli involtini di carne di vitello, avvolti nella pancetta e con un ripieno di caciocavallo, tipico formaggio pugliese.

Una volta farcite assumono un aspetto simile a quello della bombetta ed infatti è da qui che viene il nome.

Possono essere cotte sia alla brace che al forno.

Vini del territorio 

Il clima e il territorio dell'intera regione pugliese, contribuiscono alla produzione di ottimi e famosissimi vini tipici. Dal Salento alla zona della Murgia si contano circa 30 zone riconosciute come DOC, da cui nascono vini come il Primitivo di Manduria oppure il Negroamaro. 

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La Sicilia svela i suoi vini al mondo

Buon successo per Sicilia en primeur una manifestazione per addetti ai lavori che ha lo scopo di presentare al pubblico e alla stampa mondiale la nuova annata di vino. Cento i giornalisti presenti che hanno avuto la possibilità di degustare il meglio della produzione vinicola siciliana per la vendemmia riferita all' anno precedente. L'evento non è solo legato al mondo del vino, ma sono state presentate anche iniziative che hanno a che fare con l' enogastronomia e con la cultura in generale del territorio.

La prima edizione dell' evento c'è stata nel 2004 e si ripete ogni anno per volontà di Assovini Sicilia, un network che riunisce 76 aziende vinicole e rappresenta l’87% del vino imbottigliato nella regione. La rassegna che si è svolta da pochi giorni ha proposto 8 tour di presentazione che si sono svolti sull' Etna, a Pantelleria ed altri nel trapanese. Ogni tour prevedeva la visita a 6 aziende vinicole.

Lo scopo in primis è stato la degustazione, ma l'obiettivo della rassegna era quello di far conoscere anche le aziende, la passione che si coltiva, la bellezza del territorio e la gastronomia dei luoghi. Sicilia en primeur si è poi conclusa con due giorni di assaggi (300 vini in degustazione, alla cieca o secondo un percorso scelto dal giornalista) e incontri con i produttori vinicoli.

"La Regione ha una tradizione del vino che parte dal passato, ben 2700 anni fa – dice Francesco Ferreri, presidente di Assovini – All' inizio ci siamo preoccupati di produrre il vino di qualità, poi di realizzare le cantine, ora è il momento di investire sul turismo eno gastronomico"

L'interesse dei turisti è ottimo e le offerte viaggi in Sicilia mirate alle degustazioni si stanno moltiplicando. Proprio per questo quasi tutti i soci organizzano degustazioni, piú della metà fa anche ristorazione ed il 40% ha strutture ricettive. “Siamo passati in 10 anni da una media di 200 turisti ad azienda a 4700. E questo vuol dire anche fare un servizio al territorio perché crea ricchezza e genera indotto per l'intero comparto."

"Il vino siciliano non è piú una sola moda passeggera ma una realtà profonda– dice Gaetana Jacono, di Valle dell’Acate -. La Sicilia oggi è una realtà di aziende che lavorano sul territorio, investono e vogliono anche dei risultati. Oggi abbiamo una qualità media del vino ottima. Ora ci stiamo concentrando sul turismo e sulla costruzione e miglioramento delle strutture ricettive"

Il vino piú famoso della Sicilia è senza dubbio il Marsala, un vino fortificato con una gradazione alcolica di circa il venti per cento. Negli ultimi anni c'è stato un sacco di entusiasmo intorno vini rossi e bianchi e la riscoperta dei territori siciliani è accompagnata da un boom nella produzione di prodotti di qualità. Ma quali sono i piú famosi? Il Nero d'Avola è utilizzato in alcuni dei vini più commerciali dell' isola. Il Grecanico è un bianco così chiamato per le sue origini greche, geneticamente molto simile al Garganega cresciuto in Veneto. L' Insolia è utilizzato per creare vini da tavola bianchi secchi, sia da solo che assemblato con varietà come lo Chardonnay. C' è poi il Frappato un rosso forte di origine incerta cresciuto in Sicilia su d-orientale.

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Ogni scusa è buona per incontrare gli amici e passare un po’ di tempo insieme magari dopo una settimana di lavoro intenso o un periodo particolarmente stressante.

Negli ultimi anni ha preso piede l’abitudine di organizzare degli incontri dopo lavoro e  pre-cena in cui, sorseggiando drink in buona compagnia, si ride e si scherza all’insegna del relax assaporando piccoli stuzzichini. Al tavolo oppure in piedi al bancone, l“aperitivo”, viene inserito nella fase subito precedente la cena o il pranzo ed è ottimo anche dal punto di vista fisiologico in quanto ha la funzione di stimolare l’appetito e preparare quindi lo stomaco per il pasto.

Tra gli aperitivi a base alcolica il primato va al prosecco, a seguire Spritz, Negroni, Campari (ottima la variante con il Gin), Campari Soda, Rossini, Bellini, Americano, Aperosl Soda, sono solo alcuni nomi dei più diffusi. Tra gli analcolici come non ricordare il Crodino o il Sanbitter?

Tantissimi locali negli ultimi anni, a Roma, Milano, Torino,  hanno preso l’abitudine di offrire, a completamento di una fantastica location e serata con musica e altro, un aperitivo corposo e più economico della cena accessibile quindi anche ai giovanissimi. Per ulteriori informazioni potete consultare http://www.romaexclusiveparty.com .

Il Vino e la Birra Artigianale negli Aperitivi

L’appuntamento con l’aperitivo si è diffuso in Italia dalla metà degli anni ’80 . Per tutti gli anni ’90 l’avevano fatta da padrone le essenze ed i sapori esotici di derivazione sud-americana e allora si erano largamente diffusi cocktail a base di tequila, daiquiri, ecc.

Oggi invece le tendenze cambiano e si avvicendano velocemente ed ecco che da qualche tempo a questa parte è sempre di più il numero delle persone che, arrivati al dunque, per accompagnare i vari assaggi proposti per l’aperitivo, scelgono il calice di vino o un bel boccale di birra artigianale.

Per gli amanti del vino bianco, i fruttati come il Gewürztraminer,  lo Chardonnay, il Muller-Thurgau, Greco di Tufo, Falanghina sono solo alcuni. Per chi ama invece il rosso,  Pinot Nero, Sangiovese, Cirò Rosso sono vini rossi leggeri che si prestano ad un pre-cena ancora a stomaco vuoto.

Di grande interesse ultimamente  nell’immaginario collettivo  è divenuta la birra artigianale di cui si possono assaggiare innumerevoli varianti con ingredienti e lavorazioni del tutto differenti che ne qualificano le caratteristiche e la struttura. Una Reale Extra Birra del Borgo, una Blanche de Valerie Almond 22, una Viaemilia Birrificio Del Ducato, sono solo alcune delle birre  più “assaggiate” e consumate attualmente e sono tutte prodotte rigorosamente in Italia!

 

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La birra belga è uno dei prodotti migliori che si possa trovare nel panorama del mercato europeo. La popolazione del Belgio è molto attaccata a questo prodotto che colpisce subito il cuore e il palato di chi lo assaggia per la prima volta. Per poter avere l’onore di sorseggiare birre belghe di ottima qualità ci sono due possibili soluzioni, la prima è recarsi in Belgio e visitare uno dei numerosi pub e birrerie presenti sul territorio, la seconda è invece recarsi in un locale alla moda e trendy, come l’os club roma, che offre ai suoi ospiti la possibilità di scegliere tra una vasta gamma di birre da degustare.

La classifica delle migliori birre prodotte in Belgio

Il Belgio è un paese bellissimo, ricco di monumenti e un patrimonio storico artistico di grande valore ed interesse. Il Belgio è anche famoso in tutto il mondo per la produzione di birre di altissima qualità che vengono servite all’interno di locali molto particolari. Di seguito sono illustrate alcune tra le migliori birre belghe che bisognerebbe assaggiare almeno una volta nella vita.

  • Pecheresse è una birra dal sapore molto speciale, viene servita generalmente all’interno di una grande boccale ma può essere sorseggiata direttamente dalla sua bottiglia, sulla quale è ritratta una donna sdraiata. Il suo gusto è fruttato, ha una gradazione alcolica molto bassa, è il prodotto ideale per chi si avvicina al mondo della birra belga per la prima volta.
  • Omer è una birra dal sapore molto particolare, ha un gusto reso speciale grazie all’utilizzo di spezie varie e di agrumi. Ha una gradazione alcolica alta, quindi va consumata con attenzione.
  • Westmalle è una delle birre trappiste migliori prodotte nel paese. E’ caratterizzata da un sapore intenso, ha un aspetto cremoso e denso, ideale per accompagnare piatti a base di formaggi e insaccati. Ha una gradazione alcolica media.
  • Chimay Red è una birra rossa dal gusto fruttato. Ha una gradazione alcolica del 7%, è un prodotto molto amato dal sesso femminile ed ha un retrogusto che ricorda il sapore dell’albicocca.
  • Kriek ha una gradazione alcolica media, il suo sapore è molto fruttato e durante il processo di fermentazione le vengono aggiunte delle ciliegie fresche, che rendono il suo gusto veramente speciale.
  • St. Bernardus è un prodotto dal sapore unico che ricorda la nocciola, è una birra con un’elevata gradazione alcolica, che si aggira intorno al 12%, quindi va bevuta con moderazione.
  • Orval è una birra trappista chiara, ha una gradazione alcolica media ed un sapore deciso.
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Quando si pensa al vino in damigiana, siamo spesso portati a credere, erroneamente, che sia di qualità inferiore rispetto a quello in bottiglia. Già solo il fatto di avere, grazie alla damigiana, una comoda e abbondante scorta del nostro vino preferito è un enorme vantaggio, soprattutto in termini di risparmio.

Per godere appieno del vino in damigiana però bisogna seguire dei piccoli e semplici accorgimenti, soprattutto per quanto riguarda il travaso e la conservazione.

Una premessa fondamentale, relativa alla qualità o meno del vino in damigiana, riguarda ovviamente il produttore dal quale scegliamo di acquistare il vino. Se la cantina dalla quale ci riforniamo è una cantina seria, pulita e ordinata, allora non abbiamo di che preoccuparci. Un consiglio utile potrebbe essere quello di informarsi su quando il vino è stato condizionato, quindi se le damigiane sono state appena riempite o se lo sono state già da un po’ di tempo. E poi chiedere di assaggiare il vino che si intende acquistare non è mai sbagliato. In questo modo, infatti, possiamo stare tranquilli circa la buona qualità del vino e il fatto che sia proprio quello che si addice ai nostri gusti.

È bene sapere poi che una volta acquistata la damigiana, per preservare la qualità del vino, questa deve essere conservata in un ambiente fresco, ad una temperatura di circa 15°-20° C, con poca luce e poca umidità. Ne deriva che se non abbiamo un ambiente simile a disposizione, sarebbe meglio evitare di acquistare il vino in damigiana. Altro aspetto fondamentale per la conservazione del vino è il travaso nelle bottiglie. La damigiana, infatti, ha come unico inconveniente quello di non garantire una tenuta perfetta della chiusura, a causa dell’elevata permeabilità all’ossigeno. Quindi la cosa migliore da fare, una volta acquistato il vino in damigiana, è quella di imbottigliarlo il prima possibile per garantirne una conservabilità maggiore. Assicuratevi poi di acquistare un vino stabilizzato, ossia già trattato, per evitare la formazione di depositi, velature e altre anomalie.

È ovvio che per procedere al travaso bisogna disporre di tutta l’attrezzatura necessaria, quindi il tubo per i travasi, i tappi, le bottiglie, le macchine tappatrici e gli sgocciolatoi per le bottiglie lavate. Se realizzate il travaso senza l’ausilio di una pompa, allora sarà necessario anche un sostegno per la damigiana che deve stare sempre più alta rispetto alle bottiglie. Le bottiglie poi sono da preferirsi quelle con il vetro scuro, ideali per proteggere il vino dalla luce. Per quanto riguarda i tappi, sono indifferenti quelli a corona, in sughero o sintetici, la scelta degli uni o degli altri dipende più che altro dall’attrezzatura per l’imbottigliamento di cui si dispone.Mi raccomando però di non riutilizzare i tappi in sughero o sintetici già utilizzati in precedenza perché la loro tenuta è limitata rispetto a quelli nuovi.

Per consumare il vino che avete imbottigliato, invece, è consigliabile aspettare qualche giorno per consentire la consumazione dell’ossigeno che si è disciolto nel corso dell’imbottigliamento.

Dopodiché, non dovrete fare altro che gustarvi il vostro vino che non ha nulla da invidiare a quello in bottiglia.

 

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La scelta del cocktail più adatto non è affatto semplice e per bere un drink eccellente è importante recarsi in un locale di un certo livello, come l’art cafè a Roma, che vanta la presenza di bartenders esperti e professionali. La bravura del bartender sta nel mescolare gli ingredienti in modo tale che ogni drink abbia un sapore deciso e particolare.

Le caratteristiche dei più diffusi cocktail alcolici

Per poter capire quale cocktail è più adatto alla propria persona e ai propri gusti è necessario conoscerne le caratteristiche e gli ingredienti. Di seguito sono illustrati alcuni tra i più apprezzati drink alcolici.

  • L’Americano è un frink nato intorno agli anni trenta nei bar di Milano, la sua preparazione è abbastanza semplice e il suo sapore deciso, basta prendere un tumbler, aggiungere del ghiaccio, del Campari e del Martino Rosso, mescolare con cura e infine aggiungere della soda.

  • L’Angelo Azzurro è un drink molto amato dai giovani, al suo interno è presente il Cointreau, il Gin e il Blue Curacao.

  • L’Aperol Red Bull si prepara direttamente all’interno del bicchiere con in quale viene servito, per prima cosa si deve mettere l’Aperol e poi si aggiunge la Red Bull. Il drink ha un sapore fresco, dovuto anche alla presenza del ghiaccio e di una fetta di arancia.

  • L’Aperol Spritz è un drink molto amato negli ultimi tempi, si prepara direttamente nel bicchiere con il quale viene servito, è composto da prosecco, il Selz e l’Aperol. Ha un gusto deciso e frizzante, viene servito con ghiaccio e una fettina di arancia.

  • L’Apertas è composto da Cedrata e Aperol. Il bicchiere viene generalmente decorato con una fetta di limone o arancia e del ghiaccio.

  • Il Bellini è un classico tra gli aperitivi, viene servito all’interno di un elegante flute e contiene Champagne e pesca.

  • Il Bloody Mary è un cocktail dal sapore molto particolare, contiene succo di pomodoro, vodka, tabasco, succo di limone e salsa Worcestershire.

  • La Caipiroska viene generalmente servita in un bicchiere old fashioned, ha un sapore dolce e fresco, dovuto all’unione di vodka, ghiaccio, zucchero e lime.

  • La Caipirinha è un drink brasiliano che si prepara direttamente all’interno di un bicchiere tumbler, è composto da cachaca, lime, ghiaccio e zucchero di canna.

  • Il Cuba Libre è un drink dal sapore forte e deciso a base di Rum bianco, succo di lime e coca cola. Viene generalmente servito con una fettina di lime o limone.

  • Il Gin Tonic viene generalmente servito in un bicchiere long drink, contiene Gin, ghiaccio e acqua tonica. 

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