Categoria: Miscellanea

 

Ogni scusa è buona per incontrare gli amici e passare un po’ di tempo insieme magari dopo una settimana di lavoro intenso o un periodo particolarmente stressante.

Negli ultimi anni ha preso piede l’abitudine di organizzare degli incontri dopo lavoro e  pre-cena in cui, sorseggiando drink in buona compagnia, si ride e si scherza all’insegna del relax assaporando piccoli stuzzichini. Al tavolo oppure in piedi al bancone, l“aperitivo”, viene inserito nella fase subito precedente la cena o il pranzo ed è ottimo anche dal punto di vista fisiologico in quanto ha la funzione di stimolare l’appetito e preparare quindi lo stomaco per il pasto.

Tra gli aperitivi a base alcolica il primato va al prosecco, a seguire Spritz, Negroni, Campari (ottima la variante con il Gin), Campari Soda, Rossini, Bellini, Americano, Aperosl Soda, sono solo alcuni nomi dei più diffusi. Tra gli analcolici come non ricordare il Crodino o il Sanbitter?

Tantissimi locali negli ultimi anni, a Roma, Milano, Torino,  hanno preso l’abitudine di offrire, a completamento di una fantastica location e serata con musica e altro, un aperitivo corposo e più economico della cena accessibile quindi anche ai giovanissimi. Per ulteriori informazioni potete consultare http://www.romaexclusiveparty.com .

Il Vino e la Birra Artigianale negli Aperitivi

L’appuntamento con l’aperitivo si è diffuso in Italia dalla metà degli anni ’80 . Per tutti gli anni ’90 l’avevano fatta da padrone le essenze ed i sapori esotici di derivazione sud-americana e allora si erano largamente diffusi cocktail a base di tequila, daiquiri, ecc.

Oggi invece le tendenze cambiano e si avvicendano velocemente ed ecco che da qualche tempo a questa parte è sempre di più il numero delle persone che, arrivati al dunque, per accompagnare i vari assaggi proposti per l’aperitivo, scelgono il calice di vino o un bel boccale di birra artigianale.

Per gli amanti del vino bianco, i fruttati come il Gewürztraminer,  lo Chardonnay, il Muller-Thurgau, Greco di Tufo, Falanghina sono solo alcuni. Per chi ama invece il rosso,  Pinot Nero, Sangiovese, Cirò Rosso sono vini rossi leggeri che si prestano ad un pre-cena ancora a stomaco vuoto.

Di grande interesse ultimamente  nell’immaginario collettivo  è divenuta la birra artigianale di cui si possono assaggiare innumerevoli varianti con ingredienti e lavorazioni del tutto differenti che ne qualificano le caratteristiche e la struttura. Una Reale Extra Birra del Borgo, una Blanche de Valerie Almond 22, una Viaemilia Birrificio Del Ducato, sono solo alcune delle birre  più “assaggiate” e consumate attualmente e sono tutte prodotte rigorosamente in Italia!

 

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Il temporary restaurant è una tendenza proveniente da New York e che ha rapidamente interessato il resto del mondo. Nasce come necessità di improvvisare una location per ristorare i partecipanti alle settimane della moda all’interno di ristoranti già attrezzati, ma che dessero la possibilità di ospitare chef di fama mondiale per aumentare anche il potere attrattivo delle manifestazioni di moda. Allo stesso modo, il ristorante che ospita lo chef stellato acquista una luce nuova. Il temporary restaurant  è un format di ristorazione creativa che apre sia ai nomi prestigiosi che ai nuovi talenti e per creare situazioni sempre uniche e irripetibili. In Italia, i primi esempi di temporary restaurant giungono a Milano, ma è Roma che può vantare uno dei temporary restaurant più giovane e innovativo: il Cohouse Roma.

Cohouse Roma & C. i temporary restaurant più interessanti d’Italia

Nel panorama ristorativo romano c’è grande fermento: nuovi locali nascono in rapida successione, spesso saturando il mercato, ma la fantasia non ha limiti e da qualche anno un punto di riferimento per la tradizione gastronomica locale, nonché fucina di idee per nuovi format legati alla ristorazione è rappresentato da Cohouse, uno spazio polifunzionale di recupero del rione Pigneto, che ogni fine settimana si trasforma in un temporary restaurant e dove ogni due settimane un grande chef propone la propria cucina per circa 200 coperti alla settimana. Tra gli chef che si sono alternati si ricordano Alba Esteve Ruiz (chef del “Marzapane”), Giulio Terrinoni, Gianfranco Pascucci, Enrico Pezzotti. Ideatore e proprietario di Cohouse Roma è Stefano Papi che è socio di altri locali di Roma quali Osteria Delle Coppella, Fish Market, Hamburgeseria, e gli speakeasy Club Derrière e Barber Shop.

Altro esempio di temporary restaurant italiano è quello dello stesso chef stellato Alessandro Borghese che ha chiamato il proprio brand AB – Il lusso della semplicità e che ha riscontrato una delle esperienze di maggior successo presso la sala Biribissi del Casinò di Sanremo, proponendo una serie di menù che valorizzanoo la tradizione gastronomica ligure e i prodotti del territorio.

Contrariamente alla visione di Borghese del lusso a “portata”  di tutti, lo chef stellato francese Alain Ducasse propone il suo temporary restaurant in location lussuose e proibitive come l’Hotel de Paris a Monaco (Montecarlo) dove una stanza per due persone costa 4.500 € a notte. L’originale menù proposto dallo chef è tutto basato sulla sublimazione dello champagne Dom Perignon, un’eccellenza della gastronomia internazionale.

 

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Vendere vino a Dubai non è certo il primo pensiero di chi possiede un'etichetta o gestisce un'azienda vitivinicola: eppure, il mercato degli Emirati Arabi Uniti sta conoscendo, da questo punto di vista, una notevole crescita negli ultimi anni, al punto da indurre molti produttori a diversificare le proprie esportazioni e a inserire anche questo territorio nella lista dei potenziali business. Di certo, non si improvvisa niente, ed è bene conoscere tutti gli aspetti – sia di ordine legale, sia di ordine burocratico, sia di ordine economico – di cui bisogna tenere conto per avere successo e, soprattutto, per agire nel rispetto delle norme. Appurato che i dazi doganali impongono degli esborsi piuttosto significativi, con una tariffa del 50% appesantita da una tassa al consumo al 30%, occorre considerare anche le difficoltà con cui si può avere a che fare sul piano della lingua.

Per superarle, e per evitare inconvenienti di ogni genere, non c'è soluzione più indicata che quella di fare riferimento ai servizi di un'agenzia di traduzione specializzata, fondamentale per la traduzione in lingua, oltre che delle etichette – indispensabili per garantire ai consumatori il massimo della trasparenza – di tutti i documenti e di tutte le pratiche.

Insomma, non si può pensare di fare tutto da soli se si è intenzionati a vendere vino a Dubai: lo dimostra anche il fatto che per completare le esportazioni non si può fare a meno di cooperare con due imprese di distribuzione, la African & Eastern e la Maritime Mercantile International, che rappresentano in un certo senso dei punti di passaggio obbligati.

Un dubbio lecito, e che spesso scoraggia gli imprenditori del vino, è quello che chiama in causa la religione: i musulmani possono bere alcolici? In primo luogo, è opportuno mettere in evidenza che a Dubai il mercato delle bottiglie di vino – ma questo discorso può essere esteso anche a molte altre eccellenze del Made in Italy – riguarda solo in minima parte i residenti locali, coinvolgendo in misura nettamente superiore gli stranieri che, o per ragioni turistiche o per motivi di lavoro, frequentano gli Emirati Arabi Uniti e, per di più, hanno anche possibilità di spesa molto più estese. Anche i musulmani, comunque, possono comprare alcol, e quindi vino: l'importante è che non si superino i due litri. Insomma, non si deve temere di andare a incastrarsi in un mercato che ha scarse potenzialità: i numeri degli ultimi anni ne offrono una conferma.

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Impossibile vivere i festeggiamenti senza un buon vino a condire la giornata: le celebrazioni, soprattutto, in Italia, e i successivi festeggiamenti da sempre sono bagnati e contornati da un buon vino. D'altronde è nel Belpaese che si hanno tra le produzioni vinicole più di qualità del mondo e sarebbe dunque davvero un peccato sposarsi senza festeggiare con questa bevanda. 

L'abbinamento cibo – vino è da sempre ricco di significati ed è quasi un arte: dunque non si potrà trascurare o sorvolare sulla scelta dei vini che accompagneranno il matrimonio, che potranno essere anche un'ottima cornice agli scatti che il vostro fotografo matrimonio potrà rubare tra un piatto e l'altro. 

Come non sbagliare sulla scelta del vino 

Non è poi cosi difficile scegliere il giusto vino da abbinare al giorno più bello della vostra vita.  Come prima cosa si dovrà adeguare la bevanda alla stagione, ma soprattutto al clima che si pensa ci sarà per il grande giorno. Ad esempio: 

  • periodo estivo: se ci si sposerà d'estate allora ci saranno grosse probabilità che il giorno del matrimonio ci sia caldo. In questo caso sarà meglio optare per vini che siano il più freschi e leggeri possibile, in modo da non appesantire troppo il palato degli ospiti.
  • periodo invernale/autunnale: se si è organizzato il matrimonio in una fredda giornata d'inverno, magari vicino al periodo natalizio, allora sarà meglio servire al banchetto nuziale vini più densi e corposi.
  • abbinamento con il cibo: ovviamente non ci si deve dimenticare dell'accoppiamento con i cibi che verranno serviti. Dunque è sempre bene coordinarsi con chi organizza il menù per i festeggiamenti (ristorante o catering) in modo da non sbagliare accoppiata. 

Quanto e quando vino è necessario servire? 

Uno degli aspetti più importanti è capire la quantità necessaria che si dovrà servire agli invitati al matrimonio. Potrà sembrare un calcolo difficile da realizzare, ma grazie a una formula precisa non si rischierà di sbagliare. A inventare questa nozione è stato Guglielmo da Ratisbona che nel 1500 penso bene di calcolare il numero di bottiglie necessarie per un certo numero di persone. Per applicare tale concetto al vostro matrimonio sarà sufficiente dividere il numero totale degli inviati, anche chi non beve, per un numero fisso, ovvero 2,15. Ad esempio se si hanno 200 invitati il numero necessario di bottiglie sarà 93. Meglio, in ogni caso arrotondare sempre a un numero in più dunque è meglio ordinare 95 bottiglie. 

Ma quando va servito il vino? Ovviamente durante il banchetto nuziale, ma non dovrà essere il solo momento in cui far apparire il vino. Si può usare tale bevanda, magari mescolata con altri ingredienti, durante l'aperitivo al posto di bevande più classiche come lo spritz. 

Come tagliare i costi del vino

Per non arrivare a spendere cifre folli e aumentare il già nutrito budget di un matrimonio, la mossa consigliata, per risparmiare sul vino, è quella di optare per produzioni locali: in questo modo si potranno tagliare i costi di trasporto. 

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Non è raro leggere su blog che parlano di viaggi ed enogastronomia, articoli dal titolo “La miglior regione vinicola italiana, di cui probabilmente non avete mai sentito parlare”. Da qualche anno infatti istituzioni turistiche, magazine online e giornalisti hanno scoperto il Friuli come regione di ottime produzioni vinicole oltre che di notevoli bellezze paesaggistiche. Il La è stato dato nel 2015 dalla guida Lonely Planet e da allora le segnalazioni e gli articoli non si sono mai fermati.

Il vino in Friuli trova spazio nel momenti più importanti della vita di una persona, incluso il giorno del matrimonio. In questo articolo insieme a Glauco Comoretto, che attualmente è considerato il miglior fotografo matrimonio per chi si sposa in Friuli, vedremo come il vino in un matrimonio ambientato in Friuli è molto più che una bevanda di accompagnamento.

Il vino può trovare spazio anche prima del giorno del Sì. Il futuro sposo, ma perchè no anche la futura sposa, possono organizzare il proprio addio al celibato o nubilato. Si potrebbe infatti organizzare un tour delle cantine accompagnati da personale qualificato. A patto sempre naturalmente che tra il gruppo di amici ci sia il cosiddetto “guidatore sobrio”.

Non mancano in Friuli gli sposi che arrivano dall'estero e decidono di fare di questa regione la cornice per le proprie nozze. Questi viaggiatori solitamente raggiungono il Friuli con qualche giorno di anticipo. Per questo motivo il giorno prima delle nozze, con i genitori ed i testimoni è possibile organizzare una cena con degustazione. Un modo come un altro per stemperare l'agitazione prima del grande giorno, magari circondati da un bel tramonto friulano.

Ovviamente poi il vino deve necessariamente trovare spazio nel banchetto nuziale. Progettate insieme al ristorante o al cattering che avete scelto un menu nel quale ad ogni portata corrisponda il vino più adeguato, capace di esaltare le caratteristiche della portata stessa. Dall'aperitivo al dessert le possibilità non mancano di certo. Il vino può essere utilizzato naturalmente anche nella preparazione delle pietanze quali brasati, arrosti, riduzioni, risotti ma anche la deliziose gelatine ricavate dal vino rosso con cui accompagnare i gustosi formaggi locali.

Se la location del vostro matrimonio è un'azienda vinicola, un tour delle cantine sarà uno splendido modo per intrattenere i vostri inviati.

Non dimentichiamo che il vino può diventare anche una prestigiosa bomboniera. Le bomboniere alimentari sono sempre più diffuse ed apprezzate, soprattutto all'estero. Potete pensare una buona bottiglia di vino magari con l'etichetta personalizzata con l'immagine degli sposi o con il tema del matrimonio.

 

 

 

 

 

 

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L’obiettivo di qualsiasi imprenditore è quello di far crescere il proprio business attraverso l’incremento del numero di clienti, delle transazioni, e, alla fine, dei margini di profitto. Le aziende leader di settore monitorano e modificano continuamente la propria supply chain, imponendo cambiamenti organizzativi, logistici e tecnologici all’intera filiera.

Prima di porre l’attenzione a come è possibile migliorare i processi della supply chain, è necessario farsi alcune domande riguardo la gestione della vostra catena di fornitura.

Il primo passo è quello di valutare come la vostra azienda collabora e comunica con i partner commerciali.

Alcuni quesiti che aiutano a fare chiarezza sono i seguenti:

–       State ottenendo il massimo dai nostri partner strategici nella catena di fornitura?

–       State utilizzando la tecnologia giusta nel modo più efficace possibile?

–       Chi può aiutarvi a migliorare l’attuale processo di catena di approvvigionamento?

L’autovalutazione aiuta a capire meglio “dove siamo ora”, come possiamo arrivare e dove vogliamo essere all’interno del mercato di riferimento.

Che tu sia il responsabile di una azienda che produce beni di largo consumo, l’amministratore delegato di una azienda automotive supplier, o l’operation manager di una impresa che produce alimenti, la tua organizzazione può sempre prendere spunto dalle strategie adottate dai grandi player mondiali.

Analizziamo assieme altri aspetti:

–       Avete disegnato la value stream map dei vostri processi?

–       Cosa dovreste fare per migliorare la risposta alle diverse richieste del business?

–       E quali sono i cambiamenti che potreste introdurre per ridurre i lead time?

–       E quali per ridurre i costi e aumentare la qualità complessiva?

–       La vostra organizzazione ha una road map per l’inserimento di nuove tecnologie?

Le organizzazioni che utilizzano servizi di integrazione B2B hanno ottenuto un innalzamento delle performance generali ed una riduzione dei costi complessivi della supply chain, grazie ad importanti investimenti nella digitalizzazione dei processi. Quali sono quindi le resistenze al cambiamento?

–       Non avete competenze interne per testare innovazioni tecnologiche?

–       Ci sono lacune nei processi della vostra organizzazione che non sapete rimuovere?

–       Volete evitare investimenti ed immobilizzazioni di risorse?

–       Vedete l’evoluzione tecnologica come un potenziale rischio di cadere in un lock-in?

–       Siete troppo impegnati dalla gestione quotidiana e non potete dedicare risorse a nuovi progetti?

Un Business Process Outsourcer può migliorare la vostra capacità di intraprendere, di cambiare i processi, di superare i vincoli organizzativi, di definire, misurare e rispettare indicatori chiave di performance per l’organizzazione.

Alcuni spunti per pianificare le prossime azioni:

–       La vostra catena di approvvigionamento supera l’efficienza di quella della concorrenza? In quali aree potete migliorare?

–       La vostra organizzazione usa metriche per analizzare la supply chain? Potete quantificare e monitorare questi parametri?

–       Vi rivolgereste a un provider esterno di servizi per digitalizzare i vostri processi?

–       Come potete migliorare le operazioni di business e la vostra capacità di integrazione con i fornitori?

La tecnologia si muove molto veloce. Tramite le piattaforme di Business Collaborativo le aziende si garantiscono la possibilità di adattamento, piuttosto che di reazione. Conoscere le tendenze future significa misurare e prevedere ciò che potrebbe accadere nel prossimo futuro all’interno del vostro settore e come tali tendenze impattino sull’azienda.

dEDIcated è una piattaforma di digitalizzazione che supporta le aziende con l’obiettivo di renderle sempre più competitive sul mercato.

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L’Italia dei Vini si presenta come un portale ricco di tante tipologie di vini prodotti da tutte le regioni italiane. L’intenditore di vini ha solo l’imbarazzo della scelta ci sono enoteche, ottime cantine svariati eventi che vedono il vino come protagonista.

Che sia rosso, bianco rosè , secco o con le bollicine, numerose ricerche hanno dimostrato che il vino produce effetti benefici sul nostro organismo; senza esagerare, anche i medici lo dicono, un buon bicchiere bevto durante i pasti non può che farci bene.

Statistiche pubblicate su diversi quotidiani, sembrano far intendere che gli italiani ne bevano sempre meno durante i pasti principali, mentre l’utilizzano maggiormente durante gli aperitivi.

Il “nettare degli Dei” da solo in un raffinato bicchiere o unito con altri elementi nei cocktail, è diventata una scoperta dell’happy hour.

Anche dal punto di vista economico un aperitivo composto di stuzzichini accompagnato da un buon calice di vino, è certamente meno impegnativo di una vera e propria cena.

Cambiano i costumi, i modi di consumare, e cambia anche il vino, sempre diverso. Le nuove tendenze permettono di scoprire simpatiche novità tra le quali lo spumante con polvere d’oro e quello dietetico, il vino invecchiato negli abissi marini e nei ghiacciai tanto per fare qualche esempio.

Un nuovo modo di bere vino ad esempio si chiama Wine Cup e può comprendere Chardonnay, Merlot e Rosè.

E’ una coppa di vino italiano pronta da bere ad esempio a casa durante una cena tra amici . Una linea di prodotti monouso destinata a creare stupore, curiosità e innovazione in un mercato tradizionale come quello del vino, ma si è lavorato anche all’eleminazione degli sprechi. La creazione di questi prodotti monouso porteranno a saziare i consumatori del futuro ma che già da oggi rappresenta un nuovo stile in Italia e nel mondo.

Bere vino rosso anche d’estate di può: molto spesso d’estate ci neghiamo un buon bicchiere di vino rosso ritenendolo inadeguato con la canicola . Niente di più falso basta abbassare la temperatura di servizio, come propone il progetto “chianti fresco” e gustarlo a 16 gradi.

Sedici gradi di gradevolezza, freschezza di profumi e aromi che si sprigionano quando si sorseggia un calice nel periodo estivo.

Un altro modo di bere vino in maniera sana e naturale e: formula zero.

La bevanda formula zero è senza alcol ottenuta dal vino sfuso finito, che ha subito tutti i processi standard di lavorazione, ma che alla fine di tutti i processi l’alcol vine estratto con un processo di osmosi . E’ tollerabile da chiunque e non ha controindicazioni anche a chi ha divieti religiosi o problemi di salute.

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Il vino è una delle voci fondamentali di export per l’Italia e a livello internazionale.

Comunicare, vendere il nostro vino nel mondo è la chiave per il successo di ogni cantina vinicola.

Il digital marketing è fondamentale per rimanere sul mercato .

I competitor più bravi nella comunicazione e nell’utilizzo degli strumenti digitali, stanno prendendo importanti fette di mercato e diventano qualitativamente migliori e più bravi. In un mondo dove le persone comprano e si scambiano opinioni sui Social Media (Facebook, Twitter, Youtube, Instagram, Pinterest, Linkedin) gli imprenditori che utilizzano tali strumenti fanno la differenza.

Una comunicazione digitale eccellente è importante per vendere meglio il prodotto quindi è importante studiare come fare strategia di digital marketing per un vino di qualità.

La chiave per avere visibilità è comunicare digitalmente quello che il consumatore finale compra:

-un sorso di Stile di vita Italiano

-rendere speciale una cena

-un sorso di cultura e di storia

-il sogno di una vita più piacevole

Conosciuti gli strumenti immensi che il mondi digitale offre, si può costruire qualsiasi progetto per comunicare e vendere anche a distanza.

Fin dai tempi antichi il vino è sempre stato un prodotto in grado di far parlare di sé. Era fondamentale per un buon vino il “passaparola” oggi abbiamo tutti la consapevolezza che il web abbia modificato i processi di acquisto diventando un elemento importante per il successo del prodotto e di certo di “vino”, in rete se ne parla molto.

Centinaia di consumatori, sono alla ricerca in rete di informazioni preziose è fondamentale che gli operatori del settore vinicolo sappiano intercettare e capire queste richieste per la promozione e il miglioramento del proprio prodotto .

Quando si parla di web marketing del vino bisogna capire che il consumatore desidera ascoltare ciò che può affascinarlo e condividere il tutto con altri. Chi fa web deve essere in grado di fare marketing dei contenuti cioè saper parlare in maniera chiara e semplice di argomenti legati alla sfera del vino per valorizzarlo pienamente.

L’utilizzo dei social media è diverso da quello della pubblicità tradizionale i consumatori sono molto informati ma hanno un bisogno continuo di conoscere di più del prodotto che vorrebbero comprare e vorrebbero ricevere un feedback da chi l’ha già acquistato. I social media hanno la capacità di limitare questa incertezza dell’acquisto e aumentano la trasparenza delle aziende perché i consumatori vengono in qualche modo coinvolti nel mondo aziendale.

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Le donne, in Italia, presenti nel settore vitinicolo aumentano sempre di più dando dei risultati molto positivi sono molto più interessate degli uomini al concetto di cultura del vino e primeggiano nei corsi di sommelier.

Antonello Maietta presidente dell’Associazione italiana sommelier ha spiegato che: “oggi il 30 per cento dei soci è composto da donne e nei corsi si è raggiunta la parità tra uomini e donne”.

Durante la manifestazione dell’Expo, l’Associazione delle Donne del vino ha dato origine a diversi event per dimostrare la capacità tutta al femminile di approcciarsi al settore vinicolo.

La presidente delle Donne del Vino, Giovanna Prandini, ha ribadito l’alto impegno delle imprenditrici.

Durante una manifestazione di due giorni svolta presso il Devero Hotel di Cavenago Brianza si è potuto degustare la produzione enologica di aziende condotte al femminile, provenienti da varie regioni italiane. Nella prima e seconda serata ci sono stati abbinamenti di vini, salumi e formaggi di alta qualità.

Un accenno particolare va al “Domnia Marta Rosa” del 2014 prodotto da uva merlot, decisamente brillante nel calice, fragante e piacevolmente fresco.

Un vino di carattere “Green Label 2013” è stato proposto da Antonella d’Isalto. Vino dai profumi di frutta rossa, prugne, sapientemente speziato. All’assaggio risulta molto fresco e morbido.

Il numeroso pubblico che ha partecipato alle due serate ha apprezzato le capacità delle donne viticultrici e la capacità di comunicare conoscenza e cultura del vino.

Tanta strada ha fatto la donnaa in questo campo se si pensa che in passato non esisteva alcun rapporto tra una donna e un bicchiere di vino. Durante l’Impero Romano esse non potevano nemmeno assaggiarlo. Oggi il vino non è più esclusiva del settore maschile; le donne sono sempre più protagoniste: appassionate, produttrici, venditrici, sommelier.

Si dimostrano più abili e capaci dell’uomo: uno studio ha dimostrato che l’olfatto e il gusto femminile sono più sensibili di quello maschile, e che una donna in un bicchiere di vino percepisce almeno 2 o 3 odori e sapori in più.

Le donne del “vino” sono molteplici lavorano presso aziende vitivinicole in maniera professionale. Alcune hanno ereditato e si sono trovate a gestire patrimoni di famiglia questo dimostra un segno di cambiamento dato che in passato questo passaggio avveniva solo agli eredi maschi.

Nadia Zennato, imprenditrice nel settore vinicolo, dice: “le donne hanno spiccate capacità sensoriali e gustative. Quello che ci differenzia è la determinazione. Siamo più pazienti, legate alla terra e alla natura qualità fondamentali per un buon vino”

Anche in questo settore, quindi, la donna è riuscita a prendersi la propria rivincita.

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I falchi, l’arte e il vino per Elisabetta Rogai

dalla Certosa di Pontignano  a InterWine China 2016

 

Per Elisabetta Rogai un lungo viaggio che va dalla Certosa di Pontignano a Siena, direttamente in Cina a Interwine China 2016, ed infine di nuovo a Siena per la sua personale con le sue declinazioni d’arte che spaziano dai dipinti al vino, dipinti su jeans, i foulard di cachmere e modal con la pazza corsa dei cavalli del Palio di Siena come tema, i caftani in seta, la “Linea Vite” by Simone Mencherini, ai Magazzini del Sale del Palazzo Comunale di Siena….ed è con Siena nel cuore che Elisabetta Rogai saluta gli amici più cari, arrivati da tutta Italia, per “Un Week End alla Certosa di Pontignano” in una delle più belle location toscane, ricca di storia e fascino, gestita dalla Famiglia Galardi. Sono i meravigliosi Guelfi Falconieri ammaestrati che accolgono gli ospiti al loro arrivo nel chiostro principale, cuore della Certosa, che ospitava la vera vita dei monaci. E dalla Certosa di Pontignano Elisabetta Rogai e la sua EnoArte diventa protagonista in Cina al China Fair Complex a Guangzhou nel  paese/continente che continua a fare da volano all’economia mondiale dove la classe medioalta diventa artefice di un profondo cambiamento socio-culturale. In questo contesto il Made in Italy è ricercato, oltre che copiato, è diventato uno status symbol di classe, spaziando dal fashion al food, dall’edilizia alla musica, all’arte, al vino, in un paese che continua ad essere il motore del business economico e finanziario mondiale ma anche uno sconfinato serbatoio di start-up e nuove tendenze, una porta spalancata sul futuro.

La Fiera vedrà le cantine italiane impegnate a promuovere le loro eccellenze enoiche pronte a scommettere su uno dei bacini che in soli dieci anni ha visto un incremento del 57% dei consumi di vini fermi, passando dai dieci milioni di ettolitri del 2000 ai sedici milioni del 2013 rappresentando uno dei Paesi target fondamentali per l'export italiano.Dettagli

 

La Cina e Canton ed Hong Kong in particolare, negli ultimi anni si sono affermate come centri nevralgici per la penetrazione nei mercati di tutto il continente asiatico, da qui la necessità delle aziende italiane di presidiare e tenere sotto la lente d'ingrandimento un mercato in continua evoluzione e che nei prossimi anni si auspica possa essere una delle piazze mondiali più importanti per l'export dei vini. Nella più dinamica città della Cina, che durante l'ultimo quinquennio si è affermata come l'hub di riferimento per la commercializzazione e la distribuzione di vino in tutta l’area Asia-Pacifico ed in Cina, l'Interwine China, nella passata edizione, ha visto la partecipazione di oltre 1.000 espositori ed è stata visitata da oltre 20mila buyer provenienti da più di 80 Paesi, confermandosi un trampolino d'eccezione per introdursi e rafforzare il proprio brand nel mercato asiatico, molto sensibile ai prodotti italiani di alta qualità.

In questa edizione 2016 dunque lo “spirito” vale il doppio, sia anima che alcool, una kermesse enologica dove si inserisce la cultura e  l’arte, infatti la Fiera prevede cinque performance live dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai, famosa a livello internazionale per dipingere con il vino, tecnica unica da lei inventata nel 2010; infatti l’artista dipinge utilizzando il vino al posto dei tradizionali colori, in un modo decisamente diverso da ogni tentativo finora provato in quanto il vino invecchia letteralmente sulla tela, parallelamente al vino.

“E’ la terza volta che vengo in Cina – parla l’artista Elisabetta Rogai – e sono sempre sorpresa e affascinata dalla vita e dall’enorme movimento di gente che si vede nelle strade e l’interesse che il popolo cinese ha nei confronti degli italiani e dei nostri prodotti, e soprattutto per  la nostra cucina e il vino e, nel mio caso, per la mia tecnica di dipingere con il vino, arte e tecnica che li fa assistere a bocca aperta mentre dipingo, e ho deciso, per questa edizione, di privilegiare  soggetti di cavalli, che mi sono rimasti nel cuore dopo aver dipinto il Drappellone del Palio di Siena 2015. Ormai il vino è entrato nel mio DNA, un paradosso perfetto, il vino teorizzato da una ex astemia”

www.elisabettarogai.it

 

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