Categoria: Vini italiani

 

Quando si pensa al vino in damigiana, siamo spesso portati a credere, erroneamente, che sia di qualità inferiore rispetto a quello in bottiglia. Già solo il fatto di avere, grazie alla damigiana, una comoda e abbondante scorta del nostro vino preferito è un enorme vantaggio, soprattutto in termini di risparmio.

Per godere appieno del vino in damigiana però bisogna seguire dei piccoli e semplici accorgimenti, soprattutto per quanto riguarda il travaso e la conservazione.

Una premessa fondamentale, relativa alla qualità o meno del vino in damigiana, riguarda ovviamente il produttore dal quale scegliamo di acquistare il vino. Se la cantina dalla quale ci riforniamo è una cantina seria, pulita e ordinata, allora non abbiamo di che preoccuparci. Un consiglio utile potrebbe essere quello di informarsi su quando il vino è stato condizionato, quindi se le damigiane sono state appena riempite o se lo sono state già da un po’ di tempo. E poi chiedere di assaggiare il vino che si intende acquistare non è mai sbagliato. In questo modo, infatti, possiamo stare tranquilli circa la buona qualità del vino e il fatto che sia proprio quello che si addice ai nostri gusti.

È bene sapere poi che una volta acquistata la damigiana, per preservare la qualità del vino, questa deve essere conservata in un ambiente fresco, ad una temperatura di circa 15°-20° C, con poca luce e poca umidità. Ne deriva che se non abbiamo un ambiente simile a disposizione, sarebbe meglio evitare di acquistare il vino in damigiana. Altro aspetto fondamentale per la conservazione del vino è il travaso nelle bottiglie. La damigiana, infatti, ha come unico inconveniente quello di non garantire una tenuta perfetta della chiusura, a causa dell’elevata permeabilità all’ossigeno. Quindi la cosa migliore da fare, una volta acquistato il vino in damigiana, è quella di imbottigliarlo il prima possibile per garantirne una conservabilità maggiore. Assicuratevi poi di acquistare un vino stabilizzato, ossia già trattato, per evitare la formazione di depositi, velature e altre anomalie.

È ovvio che per procedere al travaso bisogna disporre di tutta l’attrezzatura necessaria, quindi il tubo per i travasi, i tappi, le bottiglie, le macchine tappatrici e gli sgocciolatoi per le bottiglie lavate. Se realizzate il travaso senza l’ausilio di una pompa, allora sarà necessario anche un sostegno per la damigiana che deve stare sempre più alta rispetto alle bottiglie. Le bottiglie poi sono da preferirsi quelle con il vetro scuro, ideali per proteggere il vino dalla luce. Per quanto riguarda i tappi, sono indifferenti quelli a corona, in sughero o sintetici, la scelta degli uni o degli altri dipende più che altro dall’attrezzatura per l’imbottigliamento di cui si dispone.Mi raccomando però di non riutilizzare i tappi in sughero o sintetici già utilizzati in precedenza perché la loro tenuta è limitata rispetto a quelli nuovi.

Per consumare il vino che avete imbottigliato, invece, è consigliabile aspettare qualche giorno per consentire la consumazione dell’ossigeno che si è disciolto nel corso dell’imbottigliamento.

Dopodiché, non dovrete fare altro che gustarvi il vostro vino che non ha nulla da invidiare a quello in bottiglia.

 

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Il vino italiano più bevuto è quello presente all’estero, soprattutto negli Stati Uniti per quanto riguarda questo ultimo anno. I dati sull’export del Made in Italy sono quelli ufficiali di Coldiretti che, a fronte di un boom nei consumi di vino sul territorio americano, mette in evidenza anche un calo delle richieste in Italia. A quanto pare gli italiani hanno ridotto il budget a disposizione relativo alla presenza di vino sulle proprie tavole.

Italia in testa nella produzione estera ma in calo in casa

Stando ai dati Coldiretti, la produzione globale di vino all’interno della Penisola è scesa del 5%, conseguente alla diminuzione della richiesta da parte dei consumatori italiani. Il nostro Paese rimane però al primo posto del podio per quanto riguarda l’export (48,8 milioni di ettolitri), saldamente davanti alla Francia (41,9 milioni di ettolitri) e seguita in terza posizione dalla Spagna (37,8 milioni di ettolitri).

La richiesta maggiore di vino imbottigliato italiano arriva dagli Stati Uniti. Un vero e proprio successo, come tiene a sottolineare Coldiretti, per quanto invece resti l’amarezza del calo interno di vendite al consumatore finale. L’Italia, da sempre Paese estimatore del vino, cede il passo a Germania, Francia (trovi il vino Chablis su Tannico) e Stati Uniti per quanto riguarda appunto il consumo pro-capite. La crescita più marcata si registra tra i consumatori americani, che sono diventati i primi nel mondo con oltre 30,1 milioni di ettolitri di vino richiesto sul mercato.

Contribuiscono a mantenere alto il livello di produzione di vino nel mondo anche altri Paesi (seppur lontanissimi nelle cifre rispetto a quelle italiane) come l’Australia, che quest’anno ha raggiunto i 12,5 milioni di ettolitri, con una crescita importante quanto rapida del 5%.

Si mantiene invece stabile, rispetto agli anni precedenti, la produzione della Cina che per il 2016 è stimata in 11,5 milioni di ettolitri. L’America Latina ha dovuto subire le conseguenze degli eventi climatici –si pensi all’Argentina- ed ha registrato un forte calo nella produzione, scendendo in picchiata verso gli 8,8 milioni di ettolitri di vino per quest’anno (-35% rispetto al 2015) mentre il Cile, con 10,1 milioni di ettolitri, ha diminuito la produzione interna del 21% rispetto al 2015.

Passando al Sud Africa, il calo registrato tra questo e lo scorso anno è pari al 19%, con una produzione di 9 milioni di ettolitri.

Nonostante quindi i cali nella produzione interna, l’Italia si conferma leader a livello mondiale e nell’export, soprattutto verso gli Stati Uniti. I vini più richiesti? Chianti, Brunello di Montalcino, Pinot Grigio, Barolo e Prosecco che piace molto, insieme all’Amarone della Valpolicella e al Collio. L’Italia registra un notevole successo anche per quanto riguarda lo spumante e -in particolare in ordine di preferenza- troviamo il Prosecco, l’Asti, il Trento Doc e il Franciacorta. La notizia ancora migliore, se possibile, è che questa del 2016 è stata un’ottima vendemmia: unitamente ad un’eccellente performance commerciale, una notizia che fa ben sperare anche per la produzione e l’offerta sul mercato per il prossimo 2017.

 

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Il Plenilunio di domenica 14 novembre, come avrà influito sugli eventi del Pianeta? Il singolare fenomeno determinato dalla minore distanza fra la Terra e la Luna si sarà limitato a provocare la visione della “superluna” o avrà generato effetti ulteriori, ancora sconosciuti? La Luna Piena del 2016 avrà certamente provocato influssi positivi sia sul mondo animale che su quello vegetale, benedetto vecchi vigneti e vigneti biologici impiantati da poco. Per constatare i risultati dovremo aspettare il vino della prossima vendemmia.

È credenza della tradizione contadina che le lunazioni siano strettamente legate al mondo agricolo e alla viticoltura in modo specifico, tanto da condizionare l’iter che conduce la vite alla produzione del grappolo d’uva, e l'uva a trasformarsi prima in mosto poi in vino.

Il calendario lunare indica i giorni dell’anno in cui si verificano le quattro fasi lunari con cui siamo soliti definire le posizioni che la Luna viene ad assumere rispetto alla Terra, di cui è satellite, e al Sole che la illumina. Luna nuova, primo quarto, Luna piena, e ultimo quarto, durano, ciascuna fase, all'incirca una settimana e segnano i tempi che i vignaioli e gli enologi della viticoltura biologica s’impongono di rispettare prendendo ad esempio “usi e costumi delle tradizioni popolari". I viticoltori conferiscono molta importanza al calendario lunare e non mancano di consultarlo in ogni periodo dell’anno in cui si apprestano a compiere qualcuna delle azioni basilari del loro lavoro, sempre condotta in modo rituale e propiziatorio. Il vino ha infatti un ruolo fondamentale nelle varie culture ed è stato spesso associat0 alle religioni.

Oltre alla tradizione sarà comunque opportuno considerare l’habitat pedoclimatico in cui impiantare nuovi vigneti. Prima di scegliere la zona in cui mettere a dimora le barbatelle, il buon viticoltore raccoglie informazioni circa la posizione e il clima  per consentire alle viti di crescere sane e di fortificarsi.

Nei climi caldi, l’autunno sembra la stagione ideale per l’impianto di un nuovo vigneto mentre nei climi freddi sarebbe opportuno attendere l’arrivo della primavera. Essenziali alla buona riuscita dell’impresa saranno comunque la scelta del vitigno, possibilmente autoctono o comunque selezionato in base alle caratteristiche di resistenza e di adattabilità e la preparazione del terreno. Un’aratura in profondità, il dissodamento delle zolle dure insieme ad una concimazione naturale abbondante agevoleranno l'attecchimento delle radici e consentiranno alle viti di prendere vigore in breve tempo. In questo modo competenze tecniche e scientifiche si uniranno ai benefici influssi delle fasi lunari e potremo ottenere ottimi vini biologici.

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E' risaputo: bere ogni giorno un bicchiere di vino a tavola fa bene alla salute! Oltre a essere una goduria per il palato, le sue proprietà organolettiche hanno un benefico influsso anche sul nostro organismo. 

Da quando, da qualche anno a questa parte, le case cosmetiche sono diventate consapevoli dei benefici del vino per il benessere del corpo, hanno deciso di introdurlo come ingrediente dei loro prodotti. In collaborazione con il blog makeup Donna e Dintorni, facciamo un breve viaggio alla scoperta dei cosmetici a base di vino più apprezzati dalle donne. 

I componenti usati sono gli estratti dei tralci e delle foglie di vite, il succo di vino rosso ricco di antiossidanti, e addirittura lo spumante.

Il brand francese La Caudelie offre già da qualche anno Vinoperfect, linea di prodotti dedicati proprio alla cura del vino: una combinazione di siero, creme viso, e creme colorate con schermo solare che aiutano a migliorare l'incarnato, correggendo in particolare le antiestetiche macchie che possono comparire sul viso. Si tratta di prodotti che contengono la  viniferina stabilizzata, una molecola ricavata dai tralci di vite, conosciuta e usata da secoli dagli agricoltori francesi per rendere la pelle liscia e luminosa, e schiarire le macchie del viso.

Anche l'azienda di prodotti biologici Alchimia Natura punta sulla vino terapia con una linea di trattamenti che ha fra gli ingredienti principali gli estratti totali di vite e uva nera dell'Appennino Modenese, ricchi di polifenoli e vitamine antiossidanti, utili per proteggere i vasi cutanei. Fra gli ingredienti di questi prodotti troviamo anche il Resveratrolo, un potente antiossidante, che in combinazione con le Vitamine A, C ed E ha un effetto calmante per le infiammazioni della pelle, favorendo inoltre la produzione di collagene, efficace per ritardare il processo ossidativo. Bacco di …Vino, questo il nome della linea, usa anche estratti di altri frutti, come il Melograno, il Mirtillo e il Ribes, da sempre noti per le loro proprietà antiossidanti.

La cosiddetta "Wine Beauty" si è fatta conoscere per la prima volta in Italia nel 2015, in occasione del Vinitaly di Vicenza. Da quel momento numerose marche di cosmesi, tradizionale e non, hanno deciso di sfruttare le proprietà del vino e dei tralci di vite per i loro cosmetici. Va inoltre sottolineato come, nel caso delle aziende più attente alla tutela dell'ambiente e alla sostenibilità, la scelta sia ricaduta sull'utilizzo degli scarti della vite, convertiti in preziosi elementi per la preparazione dei trattamenti di bellezza. 

In Italia la Coldiretti ha avuto un ruolo importante nella diffusione della Wine Beauty attraverso i mercati di Campagna Amica.

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Il Cannonau di Sardegna ha ottenuto il riconoscimento di DOC nel 1972. E’ un vitigno coltivato in molte zone della Sardegna che si differenziano per altitudine e clima che regala un vino rosso di livello che si presta molto bene all’invecchiamento.

 

Il Cannonau di Sardegna DOC

 

L’origine del vigneto Cannonau in Sardegna, piuttosto controversa, potrebbe essere autoctona oppure legata alla dominazione fenicia. E’ un vino di carattere con sentori persistenti determinati dal clima caldo, e a tratti ventoso, tipico dell’Isola che regala uve molto mature e zuccherine.

Il Cannonau Classico è prodotto in tutta l’Isola ed è suddiviso, secondo il disciplinare, nelle sotto zone di Capo Ferrato che comprende i paesi di Villaputzu , Villasimius , Muravera e San Vito, di Jerzu in Ogliastra e il Cannonau di Oliena, noto anche come Nepente.

Il Cannonau DOC Classico deve contenere uve Cannonau per un minimo di 90% ed il restante 10% può essere rappresentato da uve nere adatte alla coltivazione in Sardegna; invece, per il Cannonau di Sardegna è previsto che il Cannonau sia minimo l’85% ed il restante 15% siano uve a bacca nera, idonee ad essere coltivate nell’Isola.

 

Le vinificazioni e gli abbinamenti

 

Il Cannonau di Sardegna può essere rosso, riserva, passito, classico, dolce e rosato. Secondo il disciplinare, la versione Classica prevede una gradazione alcolica minima pari al 13.50%, un colore rosso granata che cambia se invecchiato ed un sapore intenso e leggermente sapido.

Il profumo, il sapore e la gradazione minima dipendono dalla tipologia di vinificazione eseguita.

Il Cannonau DOC rosso è un vino secco rosso dal colore intenso e profondo. Il sapore è persistente e fruttato e si sposa molto bene con primi piatti elaborati e carni. Il Cannonau di Sardegna DOC si può sorseggiare con i formaggi tradizionali dell’Isola, come il pecorino, gli insaccati e i pani tipici, compresi i formati arricchiti con patate, ciccioli e ricotta. Il sapore secco e persistente del Cannonau DOC è perfetto con le tante preparazioni tipiche come il porchetto arrosto, la pecora bollita e la cacciagione mentre il rosato, da servire a circa 12 gradi, è consigliato con le verdure e le pietanze di pesce.

Il Cannonau DOC liquoroso, al pari del dolce, può essere apprezzato a fine pasto con dolci tradizionali a base di mandorle e ricotta ma anche altre preparazioni come  seadas, creme e gelati.

Il Cannonau DOC di Sardegna si identifica facilmente perché in etichetta sono indicate informazioni base come la varietà di uvaggio ed il volume nominale del vino.

 

Eleonora Casula

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Il vino prosecco è una delle eccellenze italiane maggiormente conosciute nel mondo, molto spesso messo a confronto con lo champagne francese. In realtà a questo proposito bisogna fare alcune precisazioni. Tanto per cominciare, il prosecco non è solo spumante. Esiste infatti in tre declinazioni diverse, ovvero fermo, frizzante e, per l’appunto, spumante. La differenza sta nella presenza o meno di bollicine e nella gradazione alcolica. Inoltre il prosecco spumante viene ottenuto tramite un metodo detto Charmat o Martinotti. Lo champagne invece viene ottenuto attraverso un procedimento diverso, molto più lungo, detto champenoise, ed è per questo che spesso è più costoso ed è di conseguenza considerato più pregiato. In realtà, tanto lo champagne che il prosecco sono vini di tipo spumante, quindi la classica dicotomia che viene istituita tra spumante/champagne non è del tutto corretta.

L’origine del prosecco

Il vino prosecco ha origini molto antiche. Si pensa che i vitigni da cui viene ottenuto siano stati coltivati per primi dai Celti e dai Galli, quindi prima della dominazione romana. La zona interessata è dunque il Veneto, dove il vitigno in questione, un tempo era chiamato Pucino dal nome di una località, poi trasformato in Prosecco, sempre dal nome di un paese locale. Oggi il vitigno si chiama Glera, e nonostante che la zona di coltivazione continui ad essere il Friuli Venezia Giulia, le maggiori cantine produttrici di vini prosecco si trovano in Piemonte. Storicamente, infatti, è qui che sono nati alcuni dei marchi tutt’oggi più noti nell’ambito di questa tipologia di vino. Nel 2009 nacque una piccola contesa: i produttori del Veneto chiesero l’assegnazione del marchio DOC (Denominazione di Origine Controllata) per i loro vini, e subito i produttori piemontesi insorsero per essere inclusi nel marchio. Così fu: oggi a tutti gli effetti il vero Prosecco è sia quello prodotto nelle aree in cui viene anche coltivata la glera, sia quello che viene realizzato e imbottigliato in Piemonte.

Le caratteristiche dei vini prosecco

Ma cos’è che fa del prosecco, in tutte e tre le sue declinazioni, un vino tanto apprezzato? Il suo grado alcolico oscilla tra i 9 e gli 11 gradi, quindi è facilmente apprezzabile da tutti. Sia nella versione frizzante, che non, presenta un colore giallo paglierino, o più acceso o più spento, con riflessi dorati. Il suo sapore presenta note fruttate, molto gradevoli al palato, con una nota acidula molto fresca e piacevole. Il vino prosecco si accompagna agli antipasti, è ideale per gli aperitivi e può essere servito insieme a portate a base di pesce. Contrariamente a quello che si crede comunemente, anche il prosecco spumante non ha un’unica identità. Può essere brut, quindi secco, oppure dolce. Questo vuol dire che si adatta ai gusti praticamente di tutti.

Il disciplinare e la diffusione del prosecco

Secondo il disciplinare di produzione del vino prosecco che è stato emanato in concomitanza con l’assegnazione del marchio DOC, non solo il vitigno Glera può essere usato per la sua vinificazione. Il glera deve sempre essere presente in una percentuale di almeno l’85%; possono poi essere aggiunte altre uve autoctone come lo Chardonnay, il Pinot bianco, grigio o nero, la Glera lunga e il Perera, il Verdiso e la Bianchetta trevigiana. Il prosecco iniziò ad avere una più ampia produzione e diffusione a partire dal XVI secolo; risale proprio al Cinquecento la sua denominazione moderna, che fu usata dal poeta Aureliano Acanti (pseudonimo di Valeriano Canati) nel suo componimento Roccolo Ditirambo. Nell’Ottocento poi a Conegliano vennero istituite la Società Enologica, la Scuola di Viticoltura ed Enologia e la Stazione Sperimentale per la Viticoltura e l’ Enologia che contribuirono enormemente all’implementazione delle tecniche di realizzazione del prosecco. Il boom del consumo di prosecco si è però avuto solo in tempi più recenti, a partire dagli anni ’90 del XX secolo. Attualmente producono vino prosecco circa 8000 cantine vitivinicole e 269 case spumantistiche. le bottiglie che ogni anno vengono immesse sul mercato, nazionale ed internazionale, sono 330 milioni di bottiglie. La prima volta in cui le vendite del prosecco hanno superato quelle di champagne in termini di bottiglie vendute è stato nel 2013.

 

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Vinitaly, la più grande kermesse dedicata al mondo dei vini e dei distillati, riapre i battenti dal 10 al 13 aprile 2016. Ad ospitare il Salone Internazionale sarà, come ogni anno, la città di Verona, all’interno della vasta area del suo polo fieristico VeronaFiere. La città è pronta ad accogliere le migliaia di visitatori che arriveranno per assistere e partecipare all’evento.

Ormai giunta alla 50esima edizione, Vinitaly 2016 è sicuramente la Fiera vitivinicola con maggiore impatto mediatico a livello nazionale ed internazionale. Anche quest’anno sono previsti più di 4000 espositori, con operatori provenienti da oltre 100 nazioni diverse. In un settore enologico e vinicolo sempre più in espansione, lo scopo dell’evento mira a narrare la storia, le tradizioni e la cultura di un ogni singolo territorio attraverso le tradizioni legate alla produzione di vini e distillati.

Vinitaly 2016 apre con una particolare dedica a ricordo del piemontese Giacomo Tachis, uno degli enologi italiani più famosi e colti, inventore del celeberrimo Sassicaia. Cultore del vino ed egregio umanista, Tachis in vita ha sempre lottato per abolire i trattamenti chimici sul vino. Secondo il suo pensiero, infatti, la bontà del vino si cela proprio dietro l’amabilità della natura. Questo è il messaggio che la fiera vuole diffondere al suo pubblico. Il produttore di vini deve sempre operare nel rispetto della natura, così da ottenere prodotti genuini e di qualità, simbolo di unicità ed esclusività.

Anche quest’anno, il calendario di Vinitaly 2016 è ricco di eventi di ogni genere. Girando tra i padiglioni, il visitatore potrà partecipare alle rassegne sui molteplici aspetti del vino e sulle ultime novità del settore enologico nazionale ed internazionale. Ci saranno sessioni dedicate alla degustazione e interessanti presentazioni sull’argomento. Saranno presenti i più egregi produttori nazionali ed internazionali di vino, con i loro prodotti di pregio. Il tutto organizzato in più di 80.000 mq di superficie espositiva.

La sezione dedicata a Sol&Agrifood, la Fiera Internazionale dell’Agroalimentare di Qualità, quest’anno si presenta con una veste completamente nuova, per accontentare le esigenze di ogni genere di visitatore. Riunito sotto un unico marchio Sol e Agrifood Group, l’evento ha lo scopo di promuovere e diffondere la tradizione agroalimentare ed olivicola di tutto il mondo. Gli operatori del settore illustreranno i vari processi produttivi dei singoli alimenti, dalla spremitura dell’olio alla produzione della pasta di grano duro, fino alla realizzazione del miele. Il visitatore potrà conoscere i vari tipi di birra artigianale prodotta nel nostro paese e non solo. Verrà a contatto con insaccati e formaggi di pregio. Potrà assaggiare i migliori aroma di caffè. Tutti prodotti eccelsi, che rendono famosi l’Italia e gli altri Paesi del mondo. Nell’area dedicata al Sol&Agrifood, verranno organizzate anche alcune interessanti lezioni aperte al pubblico, per comprendere il livello qualitativo delle materie prime ed essere in grado di selezionare alimenti di prima scelta. Un connubio tra cibo e tradizioni, che rende la manifestazione estremamente accattivante ed interessante non solo per gli esperti del settore, ma per ogni tipologia di pubblico.

Altro appuntamento proposto in contemporanea a Vinitaly 2016 è Enolitech, il salone delle tecniche per la l’enologia e l’olearia, che accompagna la Fiera Internazionale del vino e dei distillati dal 1998. Sistemato nel padiglione F di VeronaFiere, Enolitech mette a disposizione dei visitatori le ultime novità tecnologiche del settore olistico e vitivinicolo. Gli operatori mostreranno i vari metodi per sviluppare e promuovere la produzione di olio e vino mediante le nuove tecnologie, con accessori e prodotti adatti per la corretta conservazione e degustazione.

La città di Verona, brulicante di cultura e tradizione, è pronta ad accogliere i suoi numerosi ospiti ad un appuntamento che, ormai, si ripete ininterrottamente dal lontano 1967. Una serie di interessanti eventi accompagneranno i visitatori anche al di fuori di Vinitaly. Dal 8 al 11 aprile, il centro storico ospiterà “Vinitaly & the city”, durante il quale verranno offerti agli partecipanti degustazioni e spettacoli di ogni tipo.

Tra tradizione ed innovazione, Vinitaly 2016 è sicuramente uno degli eventi enogastronomici più sentiti a livello nazionale ed internazionale. Grazie alla kermesse, l’Italia può incrementare la diffusione dei suoi prestigiosi prodotti enogastronomici, conquistando i nuovi mercati internazionali, sempre più interessati alla qualità. Allo stesso tempo, la manifestazione consente di entrare in contatto con tradizioni ed usi di altri Paesi, ampliando le conoscenze in una visione di cosmopolitismo e globalizzazione. Un evento unico, capace di avvicinare le diverse culture in una crescita collettiva e comune.

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