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Uno spirito libero in cantina
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Il regista di "Mondovino", |
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Sabato 15 Maggio 2004 – I registi americani in cartellone a Cannes sono: Michael Moore ("Fahrenheit 9/11"), Xan Cassavetes ("Z Channel: A Magnificent Obsession"), Jonathan Nossiter ("Mondovino"), Nicole Kassell ("The Woodsman"), Jonathan Caouette ("Tarnation"), and Jacob Estes ("Mean Creak"), col moderatore Roger Ebert. |
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| Foto di Brian Brooks. | |
Il 42enne Nossiter ha una doppia carriera abbastanza inusuale, infatti è eno-scrittore e premiato sommelier che lavora correntemente in vari ristoranti newyorchesi. Inoltre ha diretto film quali Resident Alien ("Residente Alieno", un profilo di Quentin Crisp), Sunday (Domenica) e Signs & Wonders (Segni e Meraviglie).
Per promuovere il film, la compagnia di produzione francese ha offerto una degustazione di vino sulla spiaggia presentando vari vini che vengono menzionati nel film. Muovendosi fra i presenti, Nossiter chiede agli intervenuti non solo se apprezzano i vini degustati, ma anche il loro parere sul suo film, soprattutto sulla lunghezza chilometrica.
Il pomeriggio seguente, seduto in una sedia da giardino di plastica di fronte al Grand Hotel, bevendo acqua da un bicchiere da vino spiega come mai vino e cinema sono divenuti parte della sua vite e della sua carriera.
"Amo il vino," dice Nossiter. "Non sopporto lo snobismo del vino, ma mi piace la bellezza di come un buon vino dia alla gente una certa carica. Quando ti sbronzi con un buon vino, fino ad un certo punto puoi avvertire che la lucidità aumenta. È una parte essenziale del vivere per me, però penso che il mio reale soggetto sia la omogeneizzazione. Questo avrebbe potuto benissimo essere un film sul cinema nelle varie parti del mondo."
Jonathan Nossiter, che si definisce un bastardo americano, è cresciuto principalmente in Europa (suo padre era corrispondente estero di The Washington Post e The New York Times). Parla una mezza dozzina di lingue, che usa nel film per intervistare vari produttori di vino. Dopo aver studiato greco classico all'università, ha lavorato in hotel parigini guadagnandosi al contempo il certificato per sommelier. Ha inoltre frequentato la scuola d'arte a Parigi, finchè dopo aver visto il film "8 e 1/2" di Fellini, ha deciso che fare cinema gli era più congeniale del dipingere.
Lavora sia nel settore enologico che in quello cinematografico e si rifiuta di dichiarare la sua preferenza fra le due attività. "Ho compilato liste di vini delle quali sono fiero almeno quanto dei film che ho fatto," dice.
Inizialmente aveva pensato ad un film della durata di circa mezzora, da "completare in due o tre mesi al massimo." Alla fine, il progetto è durato 3 anni, durante i quali ha prodotto sia il film che una serie televisiva in 10 puntate.
La storia, dice, si è svolta facilmente a partire dal soggetto del film.
"I vitivinicoltori hanno queste personalità così incredibilmente intense. Penso che derivi dal combattere contro, e lavorare in accordo con, le forze della natura, nel creare un qualcosa di estremamente complesso e, allo stesso tempo, incredibilmente effimero."
C'è Aimé Guibert, un vitivinicoltore della Languedoc francese, che parla del vino come un antidoto contro la barbarità del mondo moderno. Ha personalmente contribuito a montare la resistenza locale contro un progetto del gigante enologico californiano Robert Mondavi Winery che intendeva trasformare le foreste francesi in vigneti.
Incontriamo Hubert de Montille, un ostinato vitivinicoltore di Burgundy che battibecca col figlio Etienne, personaggio tutto business e privo di umore, mentre condivide i propri valori rigidi e puritani con la figlia Alix, la quale non apprezza i moderni "vini prostitute", che vengono introdotti sui mercati come prodotti forti e vibranti, ma in realtà non hanno nessun valore duraturo.
"Il rapporto del vitivinicoltore con la natura, il commercio e la cultura è singolare," dice Nossiter. "A parte il fatto che il mio sia un film di valore o meno, credo che la pellicola abbia rilevato la temperatura del nostro tempo, anche se si tratta della temperatura enologica anzichè essere basata sulla pressione sanguigna."
Nel visitare vigneti dalla Francia all'Italia e dalla California al Cile, il film di Nossiter ci rivela gradualmente una immagine: negli ultimi 20 anni le tecniche enologiche di produzione sono cambiate più che nei 200 anni precedenti. Si tratta inoltre di cambiamenti cataclismici, che promuovono l'omogeneizzazione dei gusti e il dominio delle leggi di mercato su quelle dell'arte di fare vino, con la conseguente distruzione delle tradizioni artigianali.
L'anno che ha cambiato il mondo del vino è stato il 1982. In quell'anno la vendemmia a Bordeaux rispecchiò quella californiana per la maturità , dolcezza e facile bevibilità dei vini prodotti. Michel Rolland, il consulente enologico di maggior successo nel mondo (lavora con produttori in 12 Paesi), ha capitalizzato su questo fatto persuadendo vari produttori a fare vini più dolci e maturi, i quali hanno spinto ulteriormente una tipologia di vino filo-californiano nel mondo.
Questa rivoluzione ha coinciso con l'arrivo sulla scena del critico Robert Parker, un avvocato del Maryland che non aveva molta esperienza enologica alle spalle, se non una newsletter a tiratura limitata ma, Nossiter dice, "vedeva se stesso come un populista democratizzante, il portavoce perfetto per una generazione di americani che, senza sapere nulla di vino, stava realizzando che questo prodotto era parte di un modo di vivere migliore."
"Parker iniziò a decantare l'annata in questione come il miglior Bordeaux che fosse mai stato prodotto. Questo semplicemente perchè coincideva con i suoi gusti personali che, si potrebbe arguire, non erano molto sofisticati a quel punto della sua vita. In essenza il Bordeaux, che fino a quel punto era paragonabile ad un film di John Cassavetes o Martin Scorsese degli anni settanta, all'improvviso si è trasformato in Star Wars (Guerre Stellari). O meglio, un film di Luc Besson che imita Star Wars."
La definizione "Star Wars" sta a significare un'influenza californiana sulla produzione dei vini rossi che sta diventando sempre più dominante in varie parti del mondo. Un gusto che richiede l'uso di barili di rovere nuovi e Merlot come gusto unificante di massa. In definitiva, prodotti privi di quel margine acidico caratteristico di vini che invecchiano più gradualmente (e tradizionalmente – nota del traduttore).
Il mercato americano del vino ha vissuto un boom economico, con aziende quali Mondavi, Harlin e Staglin alla guida di un giro d'affari di svariati miliardi di dollari. Parker, i cui giudizi sono abbastanza influenti da causare aumenti o crolli di prezzo, offre la sua validazione critica.
Tutti questi personaggi sono presenti nel film e, nonostante l'approccio di Nossiter nel condurre le interviste sia dolce e ben informato, non ci sono molti dubbi su quale lato della barricata egli si trovi idealmente. Nossiter è si fianco all'ostinato individualista francese, italiano e cileno, in contrapposizione al nouveau-riche californiano ossessionato dai nomi e dalle etichette.
Fin qui il film ai francesi è piaciuto, nonostante alcuni americani abbiano detto che "mi dovrebbe essere ritirato il passaporto," dice Nossiter. "Non credo che il mio film sia anche solo remotamente anti-americano, ma d'altra parte viviamo in tempi pazzi."
"Ho paura che presto vivremo in un mondo dove tutti i vini avranno essenzialmente lo stesso sapore ma verrano venduti sotto diverse etichette, la stessa sorte toccata a tanti altri prodotti," continua. "questo è uno scenario Huxleyiano o Orwelliano che mi spaventa da morire, sia culturalmente che politicamente."
| Originalmente pubblicato su The Globe and Mail - ©2004
The Globe and Mail
Traduzione dall'inglese a sura di WineCountry.IT |
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