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Alternative alla botte, ossia lo Stile Americano
La Redazione – 16 Marzo 2004

Un po' di tempo fa stavo leggendo un articolo interessante di Jordan Mackay sul San Francisco Chronicle – "Playing with fire / Love it or hate it, oak adds a dose of character to wine" ("Giocando col fuoco. / amato o odiato, il legno aggiunge carattere al vino") – che spiegava come, dopo l'uva, il legno di rovere o quercia sia l'ingrediente più importante nella moderna enologia. L'articolo verteva in parte sul valore aggiunto al vino dal sapore "oaky" ("legnoso") dal punto di vista dell'enologo e da quello del consumatore. Inoltre si intratteneva sulla pratica, comune negli Stati Uniti, di aggiungere legno in varie forme, in certi casi esagerando, durante diversi stadi della vinificazione.

Toasting oak barrel s

Barili di rovere vengono temprati a fuoco alla Demptos Napa Cooperage
Foto di Craig Lee - The San Francisco Chronicle - ©2004

Un esempio eccellente di uso in quantità di legno è il famoso, e controverso, Chardonnay californiano.

Quello che mi ha colpito di più nell'articolo, è stata comunque la tavola riportata sotto, la quale illustra le varie alternative usate negli Stati Uniti per aggiungere il carattere e la struttura del legno al vino, senza lasciarlo affinare e invecchiare in botti o barriques nuove.

Recentemente WineCountry.IT ha pubblicato alcuni articoli riguardanti la frustrazione della Coldiretti alla proposta della Commissione Europea di modificare il Regolamento N.753/02 sulle modalità di designazione, denominazione, presentazione e protezione dei vini che sarebbe in pratica "liberalizza" 17 menzioni tradizionali riservate finora all'Italia.

Accostando le due informazioni mi è venuto in mente che questo potrebbe essere un buon esempio da usare per cercare di spiegare ai lettori americani ed extraeuropei in genere, la frustrazione delle associazioni di coltivatori e produttori italiani ed europei e la loro difesa estrema dei nomi tradizionali e delle denominazioni dei prodotti tipici e dei vini.

Le tecniche di produzione europee, e gli stretti vincoli legali che che le proteggono e rafforzano, sono il frutto di secoli di osservazione ed esperimenti sia nella coltivazione delle uve che nella vinificazione.

Il terreno coltivato a vite in Italia per esempio, è stato ridotto negli ultimi dieci anni su mandato delle autorità competenti, le quali decidono quali uve e in che quantità possono essere piantate nelle varie zone vinicole. Tutto questo è stato fatto per migliorare la qualità e la consistenza delle produzioni, nonostante significasse ridurre la quantità prodotta.

Confrontando questa attitudine con la pratica usata da cantine straniere di "pezzetti", "cubi", "segatura" o"palle" di rovere nel vino per ottenere determinati sapori in minor tempo e a prezzi più bassi, mi ha fatto capire la frustrazione irritata dei coltivatori e produttori europei. Va ricordato che l'aggiunta di legno al vino, in qualunque modo che non sia l'invecchiamento in botti o barriques, in Italia è illegale.

I rigorosi disciplinari di produzione italiani contribuiscono a spiegare la struttura e la qualità dei vini italiani che, confrontati con vini americani nella stessa fascia di prezzo, sono generalmente più complessi e appaganti. La differenza è ancora più evidente in vini nella fascia di prezzo medio-bassa.

Il problema con la liberalizzazione dei nomi tipici e delle denominazioni d'origine è che in un prossimo futuro sarà magari possibile trovare una bottiglia di Amarone DOC della valpolicella fianco a fianco con una bottiglia prodotta, diciamo, negli Stati Uniti senza osservare le tecniche produttive tradizionali, ma cercando di imitare le caratteristiche del vino originale usando qualche palliativo. In questo caso, il consumatore che acquistasse l'Amarone Made in USA, il quale avrà palato e naso che "ricordano" quelli dell'Amarone DOC senza tuttavia essere uguale come qualità e struttura, potrebbe in futuro scartare quel tipo di vino giudicandolo sopravvalutato senza avere mai degustato il prodotto originale.

Sarebbe forse meglio, e in definitiva più onesto nei confronti del consumatore, chiamare l'imitazione "vino tipo", come ad esempio in "Vino tipo Amarone, Made in USA".

Le informazioni della tavola seguente sono state fornite da Phil Burton della ditta Barrel Builders in Napa, California, a Jordan Mackay e pubblicate originariamente sul giornale The San Francisco ChronicleTM.

Schegge, cubi e palline di rovere
Sono disponibili in varie forme e dimensioni e possono essere di rovere francese o americano. Di solito questi pezzi di legno vengono usati in vasche grandi, dove vengono lasciati a galleggiare liberamente nel vino oppure vi vengono immerse dentro ad un sacco di rete.

Costo:

Produrre 10.000 galloni (circa 38.000 litri) di vino "aggiustato" con schegge di rovere costa all'incirca $600. Produrre la stessa quantità di vino affinandola in barili di rovere francese costa più o meno $112.000.

Pro:

Economico. Poca manutenzione. Rapido. Può aggiungere il tipico sapore di rovere ad un vino in poche settimane, ottenendo un effetto simile a vari anni d'affinamento in botte. Riutilizzabile per quattro vendemmie.

Contro:

La qualità del prodotto è scadente e inibisce la lenta ossidazione provocata dall'invecchiamento in botte. Inoltre potrebbe rendere amari i tannini e aggiungere un vago sapore di segatura.


Stecche di rovere
Assicelle di rovere francese o americano vengono messe in sospensione dentro barili o vasche.

Costo:

Un barile di media misura con inserti di rovere francese costa circa $85.

Pro:

Può essere usato in barili. È quindi possibile "insaporire" rapidamente il vino, e al contempo fornire al vino l'azione ossidante provvista dall'affinamento in botte.

Contro:

Un po' più caro delle schegge. Si usa al massimo due volte. Se usato in vasche non da i vantaggi dell'ossidazione lenta.


"Polvere" di rovere
"Polvere" di rovere francese o americano a vari livelli di tostatura. Aggiunta durante la fermentazione, la polvere si deposita assieme ai sedimenti e viene filtrata. Secondo Aurelia Rivier della ditta Nadalier Cooperage in Napa, la "polvere" non conferisce sapore al vino, ma piuttosto stabilizza il colore e, in parte, i tannini. È un metodo da usare con uve di qualità inferiore e, spesso, viene usato in combinazione con altri sistemi di trattamento al rovere.

Costo:

$1 per pound (circa 450 grammi). Si usano due pounds (circa 900 grammi) di polvere per tonnellata di mosto.

Pro:

Stabilizza il colore e da corpo al vino. Aumenta i tannini.

Contro:

I tannini possono risultare un po acerbi e aggressivi. Il vino necessita altri trattamenti tipo le schegge o affinamento in botte per acquisire sapore. Uve di qualità scadente possono essere migliorate da agenti esterni solo fino a un certo punto.


Raschiamento
Questa è una vecchia tecnica secondo la quale il barile viene smembrato e la parte interna delle stecche che lo compongono, saturate dal vino, vengono raschiate esponendo la parte di legno "fresco". La botte, o barile, viene poi ri-assemblato e ri-temprato.

Costo:

$50-$60 per barile

Pro:

Conferisce al vino sia il sapore del legno e allo stesso tempo permette l'invecchiamento in botte senza dover acquistare nuovi contenitori.

Contro:

A volte il legno che ha assorbito vino è difficile da raschiare uniformemente e può finire col conferire sapori non desiderabili al vino. Inoltre il legno delle botti diviene più sottile del normale, provocando una maturazione e ossidazione più rapida al vino richiedendo maggiore manutenzione e interventi da parte del produttore.


(*) Jordan Mackay è l'editore basato a San Francisco della sezione vino e alcoolici di 7x7 oltre che giornalista enologico per American-Statesman, di Austin, Texas. Contattalo via e-mail


 
   
 
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