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Ritorno alle origini:
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| Questo mosaico, rappresentante un uomo con un'anfora di vino, fa parte del pavimento di una chiesa cristiana di Petra, in Giordania. | |
Il riflesso del sole gioca gentilmente con il movimento dell'acqua nei pressi del villaggio medioevale di Ston, nella penisola Croata di Peljesac, a nord di Dubrovnik. Da Villa Coruna, un piccola trattoria sospesa sulle acque della baia, si intravedono gli allevamenti di ostriche. Nella luminosa sala da pranzo all'aperto la nostra guida, Andres Vukovic, ordina "Ostriche e vino per 12", nonostante siamo solamente in sei nel nostro gruppo.
Dopo pochi minuti il tavolo è coperto da piatti colmi fino all'orlo di ghiaccio e ostriche fresche e dolci dell'Adriatico. Ma quello che è più memorabile è il vino – secco, a temperatura di cantina, con aromi di timo e limone, quasi incolore e leggermente torbido, delizioso.
"Lo fa il proprietario della locanda con uve che crescono nei dintorni di Ston, per uso suo e dei clienti", dice Vuckovic. Il vino bianco, fatto con uva locale chiamata Posip, è fresco, buono ed onesto – un vero prodotto locale.
Questa scoperta enologica – e molte altre a venire – le abbiamo fatte durante un giro del Mediterraneo intitolato 'Hidden Treasures of the Old World' (Tesori Nascosti del Vecchio Mondo) durato 20 giorni. Durante il viaggio abbiamo esplorano antiche località in Francia, Marocco, Tunisia, Malta, Egitto, Giordania e Croazia, attraverso i vini, le specialità tipiche, la musica, l'arte, la scienza, l'archeologia e la politica locale.
Io facevo parte del gruppo in veste di curatore associato responsabile dei vini per Copia, l'American Center for Wine, Food & the Arts (Centro Americano del Vino, Gastronomia e delle Arti) di Napa, in California, per spiegare ai partecipanti come i vini e la gastronomia siano una parte integrale di tutte le civiltà.
In zone di produzione classiche come Bergerac in Francia o Dubrovnik in Croazia questo è certamente un esercizio facile. Ma in Marocco? Tunisia? Giordania? Nel corso degli anni la storia enologica di questi Paesi è stata piuttosto 'secca'. L'Islamismo scoraggia fortemente (condanna – N.d.T.) il consumo – e la pubblicità – delle bevande alcoliche. In questi Paesi il vino non si trova nei negozi o nei ristoranti, eccetto quelli frequentati da turisti.
"I governi e le agenzie turistiche governative in Nord Africa, e in quasi tutto il Medio Oriente, sono contrari (al turismo enologico)", dice Michael Karam, un giornalista basato a Beirut. "Primo: non è mai stato fatto prima. Secondo: non vogliono promuovere il turismo enologico in Paesi mussulmani. Terzo: le leggi locali non permettono alle cantine di vendere direttamente al pubblico".
Ciononostante, l'attrazione storica (di questa esperienza) era troppo forte per resistervi. Volevamo visitare luoghi dove la produzione del vino aveva radici antiche – e assaggiare il vino che si produce oggi.

Marocco
Il richiamo del muezzin alla preghiera echeggia nella medina (la città vecchia) di Marrakech cinque volte al giorno. Questa metropoli, grande e piatta, può risultare molto intensa. I vicoli stretti sono affollati di muli, carretti, gente ed automobili. Nei negozietti che danno sulla strada si vende di tutto: ciabatte a teiere, ceramiche, abiti e spezie. Incantatori di serpenti, ballerini e musicisti affollano la piazza principale ai bordi del souk (mercato). Il vino invece, si trova solo in certi ristoranti ed hotel, come il ristorante La Mamounia, un fantastico e bizzarro misto di stile liberty e strutture da Mille e una Notte.
La nostra degustazione l'abbiamo fatta nel cortile di Yacout, un ristorante nella medina che serve specialità quali il piccione alla bistilla (una gustosa pasta frolla), tagine di agnello e cuscus fumante ed aromatico.
I vini marocchini son per lo più rossi. La zona maggiormente coltivata a vite si trova oltre 300 chilometri a nord della calda e desertica Marrakech, nella valle di Meknes a ovest di Fez, a circa 600 metri sul livello del mare. Altri vigneti vengono coltivati nei pressi delle città costiere di Rabat e Casablanca e nelle montagne della catena dell'Atlante.
Il maggior produttore di vino è Celliers de Meknes (Cantine di Meknes), con una produzione di 27,6 milioni di bottiglie all'anno.
Nel corso di due giorni degustiamo 15 vini marocchini, tutti prodotti dalle Celliers des Meknes. La qualità va da buona a scarsa e la media basso-decente. I vini migliori sono rossi, fatti con uve Carignano, Cinsault e Grenache, sono maturi e puliti, con un carattere e sapore moderato. Alcuni dei vini, fatti con vitigni più vecchi, offrono sapori più intensi, paragonabili a Zinfandel californiani prodotti nella zona di Mendocino o nella Sierra Foothills.
Sfortunatamente in molti Paesi mussulmani del Nord Africa il vino non viene tenuto in considerazione.
Detto questo , Khalid, una delle nostre guide, afferma: "Io s ono mussulmano e tutta la mia famiglia è mussulmana. A pranzo però beviamo vino o birra, specialmente durante i weekend o quando abbiamo ospiti. Non è ne' strano ne' inusuale nel mio giro di conoscenze". Tuttavia il vino da queste parti viene prodotto, ma ufficialmente non viene bevuto.
Tunisia
La Tunisia sembra più 'europea' del Marocco e i vini qui sono migliori di quelli bevuti a Marrakech.
Abbiamo fatto una degustazione la prima notte che siamo arrivati a Tunisi, nei pressi delle rovine di Cartagine, la città costruita dai fenici 3.000 anni orsono e distrutta dai romani nel 146 AC. Il luogo non poteva essere più appropriato, visto che furono i Fenici che portarono il vino in Tunisia secoli fa. L'ambiente una cattedrale costruita dai francesi alla fine del 19mo secolo che oggigiorno viene usata per eventi speciali e concerti.
Il vino bianco migliore che abbiamo assaggiato è stato il Muscat Sec de Kelibia, prodotto da Les Vignerons des Carthage (I Cantinieri di Cartagine). Il Moscato è un'uva molto aromatica che, nella zona di Kelibia, a est di Tunisi, viene vinificata in uno stile secco e fermo. La leggenda racconta che il Moscato venne coltivato in Tunisia dai fenici prima e dai romani poi, e da tutte le altre civiltà fiorite nella zona dopo di loro. Profumi pieni di rosa, lilla, pesca e melone escono dal bicchiere di questo delizioso esempio di vino prodotto nello stile del Vecchio Mondo.
I rossi sono fatti con le stesse uve di origine francese usate in Marocco. Fra i due rossi degustati il Domaine Magon, un taglio a base di Carignano, è risultato essere il più semplice ed equilibrato, con sentore di ciliege mature e liquirizia.
"Il mondo del vino è cambiato moltissimo negli ultimi 20 anni", dice Raouf Ben Cheldi, manager e procacciatore di vino per il ristorante La Montazah. "Pochissimi tunisini bevevano vino una generazione fa, adesso invece, non solo c'è interesse nel vino localmente, ma stanno arrivando anche investitori stranieri".
In una degustazione fatta presso il suo ristorante, Ben Cheldi ha versato sei vini. Il migliore era di Selian, una cantina tunisina fondata 10 anni fa con fondi italiani.
Un bianco di Selian fatto con uve Ugni Blanc e Chardonnay, ed un rosé sono risultati eccellenti ed avrebbero potuto essere stati prodotti in California. I sapori puliti, maturi e freschi mi hanno fatto ricordare i vini della zona di Santa Barbara.
Parte 1 - 2
Burke Owens è curatore associato responsabile dei vini a Copia: il Centro Americano del Vino, Gastronomia e delle Arti, in Napa. |
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