Cinque navi romane trovate nel Tirreno
La Redazione – 27 Luglio 2009
 Ricerca personalizzata
Venerdì 24 luglio 2009, il ministero della cultura ha comunicato che gran parte del cargo trovato nei resti di cinque navi romane affondate tra 1.600 e 1.900 anni orsono al largo della piccola isola di Ventotene, tra Roma e Napoli, in acque che vanno dai 100 ai 150 metri di profondità, è praticamente intatto.
 Nella foto sopra, scattata nel giugno 2009 e resa pubblica il 24 luglio 2009 dal ministero della cultura e da Aurora Trust, si vedono anfore di provenienza possibilmente nord africana, sul fondo del mare di fronte a Ventotene, lungo la costa tra Roma e Napoli.
Nello sforzo da parte delle autorità responsabili per le ricerche archeologiche di prevenire il saccheggio dei molti tesori sommersi nel Mare Nostrum, il fondo del Mediterraneo viene scandagliato sempre più in profondità. È così che gli archeologi sommozzatori hanno scoperto i resti di cinque navi romane con un ricco cargo di anfore e vasi usati per il trasportoi di vino, olio d'oliva e salsa di pese, nonché di attrezzi da cucina e altri oggetti di metallo e di vetro non ancora identificati.
Grazie alla tecnologia sempre più avanzata, i saccheggiatori di tesori sommersi sono attualmente in grado di scendere a profondità sempre più elevate e le autorità stanno cercando di mantenersi un passo avanti rispetto a loro. "È importante arrivare per primi", ha detto Annalisa Zarattini del Ministero della Cultura.
Nella foto sopra, scattata nel giugno 2009 e resa pubblica il 24 luglio 2009 dal ministero della cultura e da Aurora Trust, si vedono anfore di probabile origine spagnola risalenti al primo secolo DC, sul fondo del Mar Tirreno di fronte a Ventotene, tra Roma e Napoli.
"È come un museo sommerso", ha detto Zarattini. La scoperta di navi naufragate non è inusuale nel Mediterraneo, dato che si ritiene ve ne siano a centinia, se non a migliaia, sparse sul fondo marino. Tuttavia la Zarattini ha detto che siccome queste navi sono affondate in acque più profonde del solito sono rimaste protette dalla forza distruttiva delle correnti marine, i loro carichi sono in condizioni molto migliori del solito. Ha aggiunto inoltre che siccome le navi sono affondate senza capovolgersi è stato possibile esaminare le merci quasi nelle condizioni in cui erano state originalmente stoccate.
Le navi sono state scoperte da un gruppo di archeologi e sommozzatori durante una esplorazione condotta dal Ministero della Cultura italiano e da Aurora Trust, un gruppo statunitense che riunisce ricercatori marini e fornisce attrezzature per l'esplorazione dei fondali. Gli archaeologi hanno utilizzato sonar e sottomarini-robot miniaturizzati nel recupero delle navi, la più grande delle quali è lunga circa 20 metri. La zona dove sono state trovate è lungo una rotta che veniva seguita comunemente per il trasporto di merci da e per Roma e le sue colonie in Nord Africa.
Nella foto sopra, scattata nel giugno 2009 e resa pubblica il 24 luglio 2009 dal ministero della cultura e da Aurora Trust, un sommozzatore dei carabinieri mostra una moratoria (antico mortaio) al largo delle coste della piccola isola di Ventotene, tra Roma e Napoli.
Il più antico dei velieri affondati portava un carico di anfore di vino dal sud d'Italia, alcune delle quali ancora nella posizione dove erano state caricate originalmente, ha detto uno dei ricercatori di Aurora. Un altro veliero trasportava un carico di moratoria, ossia larghi vassoi utilizzati per pestellare e macinare granaglie. Un altro ancora era carico di anfore africane piene di garum, una salsa di pesce considerata una leccornia dagli antichi romani.
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